Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di economia circolare, in contrapposizione all’economia lineare che risulta essere l’asse portante della crescita e sviluppo della nostra società basata sull’usa e getta e sulla predazione indiscriminata delle risorse presenti sul pianeta. Alla luce di ciò è lecito domandarsi in cosa consista l’economia circolare e in quale misura essa possa affiancarsi o perfino sostituire l’economia tradizionale.

Per comprendere meglio l’argomento occorre partire proprio da quest’ultima, l’economia che tutti conosciamo, all’interno della quale si utilizzano le risorse (petrolio, legno, ferro ecc.) per creare tutta una serie di prodotti che una volta utilizzati o diventati obsoleti si trasformano in rifiuti e vengono smaltiti in quanto tali, mentre al contempo si rende necessario il consumo di nuove risorse per costruire nuovi prodotti che siano in grado di sostituirli. Un sistema in sé tanto semplice quanto insostenibile, dal momento che oltre a incrementare i livelli d’inquinamento e compromettere lo stato di salute del pianeta finirà inevitabilmente per scontrarsi con la realtà oggettiva in virtù della quale le risorse esistenti non sono infinite e la maggior parte di loro non è neppure rigenerabile, ragione per cui arriverà presto o tardi il momento in cui non esisteranno più elementi per produrre alcunché.

L’economia circolare invece, al contrario di quella lineare, si propone di costruire un circolo virtuoso all’interno del quale le risorse utilizzate per creare prodotti non si trasformino in rifiuti da smaltire ma al contrario continuino a essere utili all’uomo cambiando semplicemente la propria destinazione d’uso, in ossequio al principio delle 3 R, Riduzione, Riuso e Riciclo.

Così i vecchi mobili una volta dismessi, anziché finire al macero potranno diventare nuove creazioni nell’ambito dell’arredamento o nel peggiore dei casi trasformarsi in nuovo legno necessario per la creazione dei mobili di domani. Il vecchio hardware ormai obsoleto non prenderà la via della discarica ma verrà, quando possibile, riutilizzato oppure riciclato. Gli oggetti di plastica invece di ammorbare il pianeta e i mari sotto forma di montagne di rifiuti immarcescibili verranno riciclati per evitare nuovi consumi di petrolio nella produzione della plastica futura. Così i resti delle lavorazioni agroindustriali potranno venire utilizzati nella creazione delle bioplastiche, in quella dei tessuti ecosostenibili, nell’ambito dell’industria cosmetica e in molti altri campi. Così i vecchi elettrodomestici anziché accumularsi nelle discariche avranno la possibilità di venire rigenerati, oppure di diventare parte integrante degli elettrodomestici di nuova generazione, attraverso il riciclo dei loro componenti.

Già oggi esistono in Italia e nel mondo tutta una serie di pratiche virtuose improntate a una filosofia di economia circolare e costituiscono un settore in forte espansione che solo nel nostro Paese occupa più del 2% della forza lavoro, ma la strada da percorrere è ancora lunga, nonostante organismi come l’ONU e progetti di portata mondiale come quello di Agenda 21 stiano da tempo muovendosi in questa direzione, coadiuvati anche dall’impegno di molte grandi aziende appartenenti ai più svariati settori.

Quella che serve è una trasformazione radicale del paradigma culturale che ci accompagna da secoli e negli ultimi decenni vissuti alla spasmodica ricerca della crescita sta diventando sempre più insostenibile. Una nuova visione dell’economia che non resti cristallizzata in un presente con gli occhi perennemente voltati all’indietro, ma sappia guardare dinanzi a sé, cogliendo le opportunità del domani, in un momento come quello attuale in cui si stanno trasformando in necessità.

Perché un modello di economia circolare possa avere realmente successo e sostituire progressivamente quello attuale che diventa ogni giorno più insostenibile non basta l’impegno di un’élite di soggetti che abbia sviluppato sensibilità sull’argomento, ma serve l’apporto di tutti. È necessario che tutti i soggetti che interagiscono nell’economia mondiale, dai governi alle multinazionali, dai grandi gruppi che costruiscono profitto sfruttando le risorse fino ai cittadini che utilizzano i prodotti finiti, dalla grande finanza al mondo scientifico, marcino compatti nella stessa direzione.

Solamente attraverso una completa sinergia fra ogni componente del mondo economico potrà essere possibile costruire quello che in tutta evidenza risulta essere l’unico futuro possibile, un futuro circolare che ci permetta di sopravvivere insieme al nostro pianeta.





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