Luaty Beirao - AngolaSi può finire in prigione e morire per un sogno di giustizia e libertà? Si può perdere libertà e vita per quattro chiacchiere tra amici e qualche canto ribelle? Sta succedendo in Angola dove un giovane rapper, Luaty Beirao, e una decina di suoi amici sono finiti in galera con accuse gravissime.

Terrorismo, insurrezione, attentato al presidente. Non è stata trovata una sola arma. Nessun piano di attentati o cose simili. Niente di niente che giustifichi accuse tanto gravi, niente se non un affermare a testa alta, da anni, che in Angola le cose devono cambiare e che il regime al potere da sempre deve andar via.

Leauty, intanto, da un mese è in sciopero della fame contro quest’assurda violenza che ha colpito un pugno di giovani sognatori. Stando ai medici gli resta ben poco da vivere, ma lui non demorde. La libertà, il diritto ad esprimersi, vale la propria vita.

Luaty è vittima della paura, dell’autentico terrore che sembra dominare sul presidente Dos Santos ed il suo clan di potere. Per anni hanno fatto il bello ed il cattivo tempo massacrando un popolo intero e derubandolo di ogni cosa. L’Angola che potrebbe essere uno dei paesi più ricchi del mondo grazie alle sue materie prime, non solo petrolio e diamanti, ha visto le su ricchezze utilizzate in un incredibile progetto di arricchimento personale. Un’organizzazione non governativa internazionale calcolò anni fa in 5 miliardi di dollari all’anno il furto del regime al potere.

Con questo mare di soldi la famiglia Dos Santos è divenuta protagonista del jet set internazionale. Una sua figliola è stata dichiarata donna dell’anno africana, è considerata una delle più’ potenti donne d’affari del mondo e si è comprata mezzo Portogallo, l’ex potenza coloniale. Agli angolani sono rimaste solo le briciole. Ora neanche più’ quelle. Questa è l’origine della paura che affligge il clan Dos Santos.

La caduta verticale dei prezzi delle materie prime ha messo in ginocchio l’economia angolana e minato alle basi il regime al governo. E’ rimasto poco per comperare il consenso e si comincia a tremare. Dos Santos sa di avere i giorni contati ed in preda all’isterismo scatena le sue forze speciali contro chiunque levi una voce di protesta. Quello che e’ successo in Burkina gli leva il sonno. Finalmente!

In Angola mi è proibito l’ingresso. Anni fa avevo raccontato il saccheggio in corso, l’arricchimento sfrenato di pochi da una parte e la miseria di un popolo intero. Avevo mostrato le ville miliardarie costruite espellendo a pallottole gli abitanti dai quartieri popolari. La morte per fame e per banali malattie di tanti bambini le cui famiglie non avevano santi a cui votarsi.

In una sola manciata di ore, una mattina, in un piccolo centro all’interno del paese, avevo visto arrivare in un miserabile obitorio ben dieci mamme con un fagottino tra le braccia. I loro piccoli, morti per morbillo. Intollerabile. Avevo visto i festeggiamenti per il compleanno di una delle figliole del presidente, costati più di un milione di dollari, mentre tanta gente soffriva e moriva per fame.

Avevo raccontato la complicità della finanza internazionale in questo furto ed in questo massacro di umanità, le responsabilità delle multinazionali petrolifere, il cinismo statunitense, ma anche di tanti altri, disposto a tollerare ogni abuso purché i flussi di petrolio angolano raggiungessero le loro raffinerie.

Il sogno di Luaty è il mio sogno, il nostro sogno. L’Angola e la sua gente hanno già sofferto fin troppo. Non siamo terroristi se urliamo e ci battiamo contro l’ingiustizia. E contro i regimi assassini è legittimo insorgere. Terroristi sono i signori dell’ingiustizia. Cacciamoli via, liberiamo Luaty, aiutiamolo a liberare la sua gente.

Inviamo una mail di protesta all’ambasciata angolana in Italia e chiediamo immediata libertà’ per Luaty ed i suoi amici: info@embangola.com

Tratto dalla pagina facebook di Silvestro Montanaro





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