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Lsd e psilocibina per il trattamento del dolore cronico

Secondo una revisione della letteratura scientifica ad oggi disponibile i due psichedelici potrebbero essere efficaci nel trattare il dolore cronico, senza la diminuzione degli effetti nel tempo, come accade con gli oppiacei

dolore

Lsd e psilocibina sono efficaci per ridurre il dolore cronico e migliorarne l’esperienza.

E’ questo il succo di una revisione della letteratura scientifica, effettuata analizzando gli studi scientifici ad oggi disponibili che analizzano le potenzialità di Lsd e psilocibina nel trattamento del dolore cronico.

Con una puntualizzazione: gli effetti antidolorifici dell’LSD e della psilocibina sembrano aumentare nel tempo ripetendo il trattamento, cosa che non avviene con gli oppiacei, che, secondo i ricercatori, mostrano un “effetto terapeutico diminuito” nel tempo.

ALLEVIARE IL DOLORE CRONICO

Il tema è fondamentale per la sanità a livello globale, visto che, come fanno notare gli autori, “Il dolore cronico colpisce circa il 20% della popolazione mondiale e spesso come comorbidità con altri stati patologici” e che: “Tutte le persone che soffrono di dolore e dolore cronico affrontano una moltitudine di sfide terapeutiche nel loro percorso verso la ricerca di un trattamento e la pace con la loro vita con il dolore. Alcune di queste sfide includono la politerapia farmacologica e gli effetti collaterali dei farmaci che non solo complicano il trattamento del dolore, ma sono spesso insufficienti a soddisfare la necessità di alleviare la loro sofferenza o non riescono a consentire loro di impegnarsi nuovamente in ruoli di vita significativi”.

Nella review pubblicata sul South African Medical Journal i ricercatori si concentrano sul fatto che “Recenti studi di neuroimaging combinati con interventi su piccoli campioni con agenti psichedelici classici potrebbero indicare un possibile mezzo per migliorare il trattamento del dolore cronico a livello meccanicistico ed esperienziale”.

E per questo analizzano gli studi in materia prima del proibizionismo e quelli che invece sono stati condotti a partire dagli anni 2000, con la nuova ondata di ricerca che continua ancora oggi.

IL POTENZIALI DEGLI PSICHEDELICI

Di recente infatti, diversi studi hanno analizzato il potenziale dei due psichedelici per trattare l’emicrania a grappolo, la depressione di fine vita nei pazienti affetti da cancro e il dolore cronico.

Riportano ad esempio il fatto che nel 2021 i ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno condotto interviste strutturate con persone che automedicano i loro sintomi di dolore cronico utilizzando i classici agenti psichedelici. E gli autori fanno notare che “La rivelazione più emozionante di queste interviste riguarda l’effetto psicologico ed emotivo duraturo che le sostanze psichedeliche hanno avuto sugli intervistati”, afferma la recensione. “Descrivono una maggiore resilienza, autoconsapevolezza corporea e flessibilità psicologica, che hanno portato a sentimenti di accettazione, libertà d’azione e speranza”.

E poi si soffermano sui casi riportati nella rivista scientifica Pain in cui pazienti con dolore neuropatico cronico hanno assunto psilocibina a basse dosi per gestire i loro sintomi. “Gli autori hanno commentato gli effetti favorevoli del microdosaggio, con effetti collaterali minimi e una ridotta necessità di agenti analgesici tradizionali”, riportano nella review.

Nelle conclusioni fanno notare che “L’interruzione della ricerca clinica determinata dal Controlled Substances Act del 1970 ha avuto un impatto importante sulla conoscenza degli agenti psichedelici e sul loro potenziale ruolo nella salute mentale e nell’epidemia di dolore cronico del 21° secolo”.

E che se “la rinascita psichedelica, guidata da ricercatori e clinici dedicati in tutto il mondo, è stata lenta e attenta nel reintrodurre la ricerca su questi alcaloidi di origine vegetale”, le sfide per questi pazienti “con dolore cronico, con il loro sostanziale insieme di comorbilità fisiche e psicologiche, possono ottenere un aiuto significativo dalla ricerca in corso sul ruolo del legame dei recettori della serotonina nel trattamento dei meccanismi neuroplastici che sono alla base del dolore nociplastico cronico”.



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