Con oltre 10 anni di solida esperienza come consulente politico e responsabile della comunicazione a livello europeo, nel settore del petrolio e del gas fino alla Commissione europea, Lorenza Romanese, di origine triestina, da oltre un anno è stata nominata direttore generale dell’EIHA, l’Associazione europea della canapa industriale.

«È stato un anno molto inteso, secondo i veterani uno dei più difficili degli ultimi decenni! – Ci racconta Lorenza sull’inizio del suo lavoro in EHIA – Questo è principalmente dovuto all’ennesimo cambiamento del catalogo del Novel Food e dalle restrizioni e incertezze che ne derivano. Molto tempo l’ho dedicato a questo dossier, inoltre quest’anno EIHA si è occupata del dossier THC limits in food, del dossier CosIng (Cosmetics Ingredients), della Politica Agricola Comune (PAC) e dei limiti di THC e CBD nei prodotti alimentari. Ma al di là di quest’importante lavoro mi sono concentrata sulla ristrutturazione interna dell’EIHA: come la suddivisione del comitato consultivo in gruppi di lavoro e la comunicazione con i membri di EIHA. Inoltre ho cercato di migliorare la comunicazione estera di EIHA».

Lorenza, in qualità di direttore generale, sta cercando di istituire un confronto con le istituzioni perché altrimenti «perseguire una strategia di lobbying senza essere seduti nella sala dei bottoni è difficile. Per questa ragione fin dal primo giorno ho lanciato le procedure necessarie affinché EIHA sedesse nei posti chiave di Bruxelles. Ad oggi EIHA è un official stakeholder dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), la DG AGRI ha creato un CDG (Civil dialogue group) per la canapa e il Presidente di EIHA siede oggi nel Focus group su colture industriali, cioè un gruppo di esperti con la missione di fornire alla Commissione EU una strategia sulle colture industriali, fondamentale per proporre la canapa e quindi integrala».

Una questione importante in Europa è quella relativa al catalogo dei novel food, cambiato diverse volte, l’ultima a gennaio 2019, in cui sono state inserite foglie, fiori ed estratti di canapa, ma EIHA oltre a dimostrare che la canapa è un alimento consumato prima del 1997, quindi non novel food, sta avviando un processo di pre-marketing authorisation per creare un consorzio che permetterà di avere livelli maggiori di cannabinoidi negli alimenti. La dott.ssa Romanese chiarisce che «in genere EFSA domanda un’autorizzazione per prodotto mentre EIHA ne fa una collettiva, sicché la sfida è enorme». Inoltre: «Secondo le stime dell’EIHA, il 66% del mercato della canapa in EU è formato da PMI e a causa delle restrizioni normative (NF/THC guidelines/CosIng) ad oggi in EU sono poche le aziende che possono permettersi di fare grossi investimenti. Quindi se non li supportiamo noi, con una joint NF application, il mercato EU finirà inevitabilmente nelle mani di poche aziende (la maggior parte non EU). Inoltre visto che EIHA non è un’azienda abbiamo dovuto creare una figura legale che potesse farlo (EIHA Consortium GmbH). Nonostante ciò dovremmo presto raggiungere l’obbiettivo di stabilire il veicolo legale che ci permetterà di lanciare gli studi tossicologici».

Questo percorso complesso ma necessario durerà dai 18 ai 24 mesi, anche se probabilmente ci sarà una proroga vista la situazione attuale. Inoltre un altro obiettivo dell’EHIA è quello di alzare il livello di THC dei semi certificati UE e di conseguenza degli alimenti dallo 0.2 allo 0,3% così da avere più varietà certificate a disposizione e agevolare il settore agricolo. Come ci conferma la stessa Lorenza «il Parlamento ha accolto la proposta. Adesso il testo va agli stati membri in sede di consiglio».

Riguardo invece la situazione di genere all’interno del settore con grande entusiasmo afferma subito che «la canapa è donna! Ci sono settori in cui ho lavorato in passato, tipo cemento, vino e petrolio dove la donna conta poco ma non nella canapa».

A livello cosmetico qual è la situazione europea della canapa, e italiana?
Le cose si erano messe male ad aprile scorso quando la Commissione, su impulso degli stati membri, ha deciso che solo il CBD di origine sintetica poteva essere utilizzato nei prodotti cosmetici. Mettendo al bando il CBD estratto in maniera naturale. L’EIHA ha combattuto e vinto una battaglia importante e da qualche mese le foglie (ed i loro estratti) possono essere utilizzati nuovamente, ma la guerra non è finita perché manca ancora una registrazione chiara per il CBD estratto da foglie. L’Italia segue questa linea e ci ha supportato in sede europea, ne siamo molto contenti.

E nel settore edilizio?
Il settore edilizio è stato trattato – ingiustamente – poco dall’EIHA. Va ricordato che per un anno intero sono stata sola! Adesso abbiamo assunto un senior policy advisor che si occuperà di tutto il dossier AGRI, e penso che a breve interverremo anche su questa politica. La canapa in edilizia ha un potenziale immenso ancora inesplorato.

Tu che hai un quadro generale europeo, qual è la situazione italiana rispetto agli altri paesi dell’UE?
L’Italia si è gettata sul business della cannabis light grazie al vuoto normativo. Nessuno come noi nel resto d’Europa! Tale filiera non necessita di grandi investimenti e garantisce un buon ritorno economico. Credo che un contesto normativo stabile e chiaro attrarrà imprenditori che magari investiranno in impianti di estrazione e trasformazione.

Nel futuro prossimo la situazione italiana verso dove tenderà?
Maggiore chiusura o una forzata apertura? Sono molto ottimista per l’Italia ed abbiamo buoni alleati che stanno facendo un ottimo lavoro, tra cui Roberta Papili in Confagricoltura, Ivan Nardone della CIA, Federcanapa, Rachele Invernizzi con il progetto southemp e molti altri membri diretti.

Hai qualche consiglio da dare agli operatori del settore italiani? Si, spingete per un quadro normativo. Se il settore non si fa sentire, le cose non cambieranno mai. Va aperto un dialogo e va fatta ancora molta pedagogia cosa che non serve più invece in Germania, Olanda o in generale nei paesi del nord!





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