IMG4 Loop Loona (Foto di Carlo De Gori)

Un metro e sessanta di altezza per 45 chili di femminilità esplosiva. Loop Loona ha uno sguardo felino accompagnato da una potenza quasi mascolina, che non le toglie fascino ma fa abbassare a tutti i maschietti i New Era ad ogni live in segno di rispetto. Un rispetto guadagnato spanna a spanna sui palchi «con la fronte che gronda», fatto di tanta gavetta fino alla partecipazione ad Mtv Spit e all’uscita del suo primo album ufficiale, “Senza Fine” (Antibemusic). Nelle produzioni di Turi impreziosite dagli scratch del giovane dj Fakser, del veterano dj Mike e del sempre più potente dj Drugo, si sente l’odore della Calabria più selvaggia e la raffinatezza orientaleggiante che ha segnato la sua crescita nel periodo vissuto a Damasco. Un disco dove si respira l’orgoglio di essere donna, di essere terrona e di essere onesta, in cui spicca su tutto il tentativo di farcela con le proprie forze, passo dopo passo, puntando tutto sulla musica e sugli incastri di parole per arrivare all’obiettivo senza essere ricattabile da nessuno; perché, come ricorda l’intro del video di “Dalle mie parti”, in cui viene citato lo scrittore Corrado Alvaro: «La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile».

In “Senza fine” citi la dea Ishtar, una dea guerriera che abbatte i nemici, ma anche simbolo di fertilità e amore che racchiude in sé molti contrasti. Ti ci rivedi?
Certo che mi ci rivedo, sennò non l’avrei citata. Inoltre ho anche un legame affettivo con questa figura: quando vivevo a Damasco frequentavo spesso una famiglia irachena, sono stati loro a raccontarmi i miti della vecchia Babilonia.

Non hai avuto ancora il successo che secondo noi ti meriti perché sei ancora troppo onesta come dici in “Eternità”?
Il successo non è una mia priorità, quello a cui punto è avere maggiori risorse per realizzare i miei progetti, perché ho tante idee in mente. Poi dipende da cosa si intende per successo; per esempio sono stata chiamata da un famoso talent per partecipare come concorrente, avrei avuto di sicuro molto successo se avessi accettato, ma quanto sarebbe durato? Il successo è una cosa che si vede a lungo termine. Sembrerò un po’ presuntuosa, ma sono sicura che fra dieci anni il mio disco, “Senza fine”, varrà molto di più dei tre quarti dei dischi usciti in questi anni di boom del rap, major e non. Inoltre mi sono messa a lavorare su cose nuove, con una maggiore maturità musicale, e questo non potrà che portarmi fortuna.

I giovani di oggi come possono riappropriarsi degli spazi e del futuro che è stato loro rubato, specialmente in una terra difficile come la Calabria dalla quale provieni?
Dandosi da fare, nonostante le grandi difficoltà che ci sono. Coinvolgere i ragazzi più piccoli, partire dalle scuole elementari e medie, perché è in quel momento che si può agire per cambiare la mentalità.

Facendo un parallelo tra una produzione e una ricetta a che alimento paragoneresti i bassi? A quali invece la melodia? E gli scratch?
I bassi alla cioccolata, la melodia a una crema, bianca e piuttosto liquida, scratch alle patatine, quelle nei pacchi. Si vede che mangio sano, eh?

Quanto ha contato e come ti ha cambiato la tua esperienza in Medio Oriente?
Ha cambiato il mio modo di vedere la vita, mi ha fatto capire che il mondo è molto più grande di quello che si pensa e che, se volessi, avrei sempre una seconda casa lì. I miei tratti sono mediterranei e la mia pronuncia in arabo molto buona, quindi non mi è venuto difficile confondermi tra loro e farmi accettare. Lì non sono mai stata una turista.

Partendo dal fatto che “il rap è unisex come il culo”, è il rap ad essere sessista o sono i rapper ad approfittarsi di questo cliché?
Il rap senza i rapper non esiste, quindi sono i rapper a essere sessisti e le donne, certe donne, si comportano come se fossero un oggetto nelle mani del loro rapper preferito. La società ti dice che devi essere un Don Giovanni, andare a letto con più donne possibili e poi scaricarle, e i pecoroni seguono queste “regole”. I rapper sono più maschilisti in generale perché l’Hip Hop è nato nei ghetti statunitensi popolati da gente di colore, dove c’era molta ignoranza, e l’ignoranza porta con sé anche il maschilismo. Le cose si sono evolute con il tempo, e il maschilismo è rimasto soprattutto nel rap mainstream, dove per vendere devi mettere in mostra un bel po’ di culi e tette perché il sesso è la più grande forza d’attrazione che esista.

Oggi ci sono folle di ragazzine che impazziscono per il loro rapper preferito, ma poche ragazze che provano a fare rap seriamente e ancora meno che fanno freestyle. Secondo te perché?
Non so, forse perché è più semplice. Portarsi a letto un uomo di potere equivale a possedere quel potere senza sforzo, anche se per un periodo limitato. C’è anche da dire che gli uomini fanno gruppo mentre le donne hanno sempre il fantasma dell’invidia. Vedi, ogni rapper si proclama il migliore di tutti, è una cosa molto diffusa. Anche io l’ho fatto, in un verso di “Venere”, dicendo “Loop Loona è la rapper, il resto è troia”. Un uomo non si sarebbe mai sognato di prenderlo sul personale, mentre le donne sì: molte hanno detto e scritto cose non molto belle nei miei confronti, tra cui anche ragazze che io ho aiutato o fatto suonare. Secondo te la prossima volta, se ne avessi la possibilità, le aiuterò? No, perché non allevo serpi. Questo è il problema principale delle donne che si avvicinano alla cultura.

 





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