Una proposta degna delle Filippine del presidente Duterte, quello che invita i poliziotti a sparare a tutti i drogati, e talmente perversa da non essere mai stata proposta neppure da Giovanardi. In regione Lombardia stanno pensando di sottoporre gli studenti delle scuole al test del capello obbligatori per verificare se fanno uso di droghe.

La proposta non è arrivata da un semplice consigliere, ma da uno degli uomini più importanti della giunta guidata dal leghista Roberto Maroni, l’assessore al welfare Giulio Gallera.

«Ad oggi – ha dichiarato Galliera – il test del capello viene effettuato solo in relazione a situazioni già accertate di abuso di sostanze che creano dipendenza. Ma possiamo verificare se esista la disponibilità, in alcune realtà scolastiche, di realizzare questo progetto, con il coinvolgimento delle famiglie, che mira chiaramente a un’azione di mero carattere dissuasivo nei confronti dei ragazzi».

Mentre alcuni professori prendono posizione contro le perquisizioni della polizia nelle scuole alla ricerca di cannabis tra i banchi, c’è invece chi vorrebbe continuare a rendere le istituzioni educative sempre più simili a laboratori di repressione e controllo sociale.

Curioso come lo stesso Galliera, dopo le polemiche scaturite dalla proposta, abbia affermato di essere però contrario all’estensione dei controlli antidroga anche nei confronti della giunta e degli assessori della Regione, sostenendo che lui e i suoi colleghi «non fanno un lavoro per il quale è necessario». Come dire: mentre si governa la Regione più ricca d’Italia si può essere sotto l’effetto di droga, ma mentre si studia Platone si deve essere perfettamente lucidi.





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