Gandhi una volta disse che «Non c’è bellezza nel miglior vestito se questo procura fame e infelicità». In sostanza, è stato il primo a rendere “politico” l’abbigliamento e a portare l’attenzione sulla produzione di un particolare pezzo di stoffa. In un certo senso, la moda etica di oggi è “nipote” di Gandhi e abbiamo bisogno del suo livello di integrità per evitare di causare danni irreversibili all’ambiente e ai popoli più vulnerabili.

Il fast fashion, nella sua forma attuale, calpesta i diritti dei lavoratori e del pianeta; per citare di nuovo Gandhi: «Devi essere il cambiamento che desideri vedere nel mondo».

Benjamin Itter, co-fondatore del brand Lebenskleidung





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