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E’ in ogni luogo e tutti i giorni entra nella nostra vita. Seppur con modalità diverse, tutti noi utilizziamo Internet, sempre più frequentemente. Nulla di male se non fosse che, in molti casi, si abusa del mezzo a tal punto da creare vere e proprie cyber dipendenze. C’è chi controlla di continuo la propria posta elettronica, chi non smette di distogliere gli occhi da social network come Facebook e Twitter, chi sperpera grosse somme di denaro giocando a poker online. Per non parlare, poi, degli assuefatti da quella che gli americani chiamano cyber sexual addiction (che non possono fare a meno, cioè, della pornografia e del sesso virtuale), o delle “vittime” dell’information overload (ricerca ossessiva di informazioni) o del computer addiction (coinvolgimento eccessivo in giochi “virtuali” o “di ruolo”).

Nei casi sopracitati si crea una dipendenza per molti aspetti simile a quella di una droga. Se non si è “connessi”, si va in agitazione, si perde sicurezza; ci si astrae dalla vita reale e, addirittura, in situazioni estreme, si fatica a distinguere il virtuale da ciò che non lo è. Tutti sintomi che possono influire pesantemente sulle relazioni sociali, in famiglia ma anche al lavoro.

Il problema non va affatto sottovalutato. Secondo la rivista “Ok Salute e Benessere”, in Italia gli internet-dipendenti sarebbero circa 3 milioni, gran parte di essi in età adolescenziale. Un dato, questo, supportato da uno studio dell’Osservatorio Samsung-Eurisko, secondo il quale i servizi più utilizzati degli smartphone – i nuovi dispositivi multitasking considerati essenziali dal 73% della popolazione italiana – sono chat, instant messaging e social network. E non è finita: dal 46° Rapporto Censis emerge che Internet è il mezzo di comunicazione col più alto tasso di crescita (+9% nel 2012).

La dipendenza – a livelli eccessivi – può rappresentare una vera e propria patologia. Non è quindi un caso se nel novembre del 2009 è stato inaugurato un ambulatorio, all’interno del Day Hospital psichiatrico del Policlinico “Gemelli” di Roma, dedicato all’Internet Addiction Disorder.

Come guarire, dunque, da questa malattia? Secondo Eugenio Aguglia, presidente della Società italiana di Psichiatria, «esistono due tipi di approccio: da un lato psicofarmaci e psicoterapie, dall’altro la risocializzazione, ovvero l’accoglienza in comunità popolate da altri ragazzi con lo stesso problema». Il portale Benessere.com, invece, consiglia più concretamente di limitare la quantità di ore trascorse davanti al pc, integrando le attività svolte online con altre di natura reale. Solo così si potrà rivitalizzare, seriamente, la socializzazione de visu, ridottasi notevolmente negli ultimi anni.

Sia chiaro: nessuno dice che l’utilizzo della Rete debba essere vietato. Ma sarebbe bene che essa non diventi unico strumento privilegiato di relax o evasione, così da evitare conseguenze che potrebbero essere devastanti. A tal riguardo, risulterebbe di certo utile un buon piano di prevenzione, magari da mettere in pratica nelle scuole italiane. Ma le istituzioni, almeno per ora, latitano.

Lorenzo Chiavetta
lorenzochiavetta@yahoo.it





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