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Villaggi bioenergetici, fattorie del sole, fattorie dell’energia, comunità energetiche… Sono solo alcuni dei differenti progetti che si sono sviluppati negli ultimi anni e che hanno come denominatori comuni l’indipendenza energetica, lo sfruttamento delle risorse locali (biomassa, eolico, energia solare…) e la volontà di trovare una soluzione che possa assicurare la stabilità del costo energetico nel medio e lungo periodo. In generale, questo tipo di autoproduzione di energia, soddisfa il 100% del fabbisogno di elettricità e circa il 50% del fabbisogno termico.

I primi progetti sono nati in Germania, dove dal 2006 si sono sviluppate circa 130 realtà di questo tipo. Nel caso della cittadina di Büsingen, ad esempio, due caldaie a biomassa, con potenze di 900 e 450 kW, costituiscono la struttura principale della centrale termica. Queste caldaie sono affiancate da un campo solare termico con superficie attiva maggiore di 1.000 m2 e realizzato tramite l’impiego di collettori a tubi sottovuoto. L’impianto solare produce annualmente tra i 500 e i 600 MWh, permettendo di risparmiare circa 800 m3 di cippato ogni anno. Il costo complessivo del progetto è stato di circa 3,5 milioni di euro. La rete di teleriscaldamento alimentata da energia solare e biomassa presenta un’estensione di circa 6 km e alimenta 100 edifici, tra i quali figurano le strutture comunali e persino un ristorante tipico. Inoltre, questo villaggio è dotato di un impianto fotovoltaico da 20 kWp, capace di generare circa 20.000 kWh/anno.

Nonostante ogni esperienza presenti alcune differenze nell’applicazione del progetto dovute alle condizioni climatiche e geografiche del territorio, si possono ritrovare alcune caratteristiche comuni: la fornitura collettiva di calore è soddisfatta mediante una rete di teleriscaldamento, e nella maggior parte dei casi, ci si serve di un impianto a biogas alimentato dalla fermentazione del substrato agricolo, per produrre l’energia termica da immettere in rete. Un’altra soluzione, invece, è quella della caldaia a cippato che opera assieme ad un impianto solare termico.

Dietro a questo tipo di progetti, non si trovano aziende o grandi fornitori di energia, bensì gruppi di normali cittadini impegnati sui temi della sostenibilità ambientale. Questi cittadini mettono a disposizione le loro conoscenze e creano una rete funzionale alla gestione degli impianti all’interno delle comunità locali. L’aspetto dell’auto-gestione e della collaborazione spontanea, oltre alla condivisione delle conoscenze tecniche e pratiche sono i motori principali per portare avanti questi progetti.

L’obiettivo finale non è quello del guadagno. Nella maggior parte dei casi si tratta di comunità associative o società cooperative, due forme societarie che assicurano ai cittadini aderenti un elevato grado d’influenza e un rischio minimo dell’estinzione della società. I cittadini mirano ad ottenere un prezzo stabile, moderato e invariabile nella fornitura energetica nel lungo termine: l’unica soluzione per combattere l’egemonia dei fornitori di energia.

Anche l’Italia si è avvicinata a questo genere di progetti con iniziative come quella della Cooperativa WeForGreen che ha sviluppato i progetti delle Fattorie del Sole di Ugento e Racale, che possono produrre energia verde per circa 360 famiglie socie distribuite in tutta Italia.

Gli impianti, con una potenza complessiva di 1.997,42 kWp, produrranno energia verde riducendo i costi delle bollette ai soci per i prossimi 15 anni.
Ogni socio acquista quote dell’impianto in base al proprio fabbisogno energetico. La cooperativa riduce il costo della bolletta del socio, grazie ad un ritorno annuale proporzionale alle quote sottoscritte. Il socio ha un ritorno economico ed energetico dall’investimento.

Queste realtà sono l’ennesimo esempio di come la collaborazione dei cittadini e lo sfruttamento intelligente delle risorse, sia l’unico modo per rispettare la sostenibilità ambientale ignorata dagli organi istituzionali.





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