Non sempre le cose semplici sono anche facili da realizzare. Ad esempio, un mio amico che fa lo chef dice che se volete metterlo in difficoltà, dovreste chiedergli una pasta aglio e olio. Infatti, se questi due ingredienti non saranno in forma, freschi, ben cotti e dosati, verrà una schifezza. Naturalmente, il discorso si adatta benissimo anche al mondo della birra.

Prendete ad esempio una Helles tedesca, l’esempio più classico delle Lager tedesche, le birre fermentate a bassa temperatura (massimo 10°) nate a Monaco, e poi appunto “lagerizzate”, ossia lasciate riposare in magazzino nel fermentatore per renderle ancora più limpide. Nacquero in risposta alle Pils ceche, che ebbero di colpo grande successo in Germania, dove si bevevano birre più scure, dette “dunkel”. Gli ingredienti di questa birra sono quattro: acqua, malto, luppolo e lievito. Come tutte le altre, direte voi. Ma in questo caso, dato che non è una birra basata sull’aroma del luppolo, sarà necessario lavorare con un malto Pils di ottima qualità, e curare fermentazione e pulizia nei minimi particolari. Il risultato sarà una birra limpida, quasi trasparente, dal colore intensamente dorato, con una schiuma bianca compatta. Il profumo sarà quello del pane fresco, del miele di acacia e dei cereali. La bevuta è pulita, quasi dolce ma molto secca nel finale. E l’unità di misura che la esprime al meglio è il secchio. Cheers!

Michele Privitera
Titolare de “Il Pretesto Beershop” di Bologna

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