img6“Limonov non è un personaggio inventato. Esiste davvero. Io lo conosco. È stato teppista in Ucraina; idolo dell’underground sovietico sotto Breznev; barbone, poi domestico di un miliardario a Manhattan; scrittore alla moda a Parigi; soldato perduto nelle guerre dei Balcani; e adesso, in quell’immenso bordello che è il postcomunismo in Russia, anziano capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui vede se stesso come un eroe, altri possono giudicarlo un farabutto: io sospendo il giudizio”.

Così l’autore presenta il suo protagonista e il modo in cui lo ha affrontato. Carrère riesce a fare di Eduard Limonov un personaggio indimenticabile: a volte commovente, a volte ripugnante, a volte paradossalmente simpatico. Ma mai banale. Che si prostituisca nei quartieri malfamati di New York o si lasci invischiare nei più grotteschi salotti intellettuali parigini, che si goda una condanna al carcere per terrorismo o si candidi alla presidenza della Repubblica, che singhiozzi per l’abbandono di una donna o sogni la rivoluzione, Limonov vive ognuna delle sue avventure fino in fondo, senza mai chiudere gli occhi, con una temerarietà e una pervicacia che incutono rispetto. Attraversando questa esistenza oltraggiosa, Emmanuel Carrère vi si immerge e vi si rispecchia.

a cura di Maurizio Bongioanni





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