copA quarant’anni dall’abolizione dell’Indice, si ripercorre un’attività censoria durata quattro secoli, nonché le conseguenze da essa prodotte: migliaia di volumi al rogo, autori, stampatori, lettori, divulgatori o semplici possessori di testi, perseguitati e condannati, talvolta alla pena capitale.

Il risultato sarebbe stato la totale asfissia della cultura e delle coscienze se non vi fosse stata un’avventurosa e drammatica resistenza al punto che oggi l’Indice rappresenta paradossalmente una insostituibile guida per chi voglia conoscere molti tra i migliori prodotti del pensiero umano.

Con la soppressione, nel 1966, di quella censura, la volontà repressiva della Chiesa cattolica non è cessata, così come la sua secolare pretesa di condizionare la politica, il pensiero e le coscienze.

 





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