Dopo 50 anni di sfrenata “guerra alla droga” anche la DEA ha dovuto ammetterlo: la legalizzazione della cannabis a livello statale fa calare la domanda del mercato nero. Un principio semplice, quasi ovvio, che però smonta completamente mezzo secolo di proclami in cui miliardi e miliardi di soldi pubblici sono stati spesi per alimentare un corto-circuito che ha visto sempre più consumatori venire incarcerati mentre i narcotrafficanti si arricchiscono, le quantità di stupefacenti per le strade aumentano e ne diminuisce la qualità.

Nella presentazione del budget al Congresso per l’anno fiscale 2021, la DEA ha fornito una panoramica degli sforzi per l’applicazione della legge e ha fatto previsioni sulle tendenze future, facendo una sottile ammissione del fatto che dare ai consumatori l’accesso legale alla cannabis significa far diminuire la domanda di prodotti provenienti dal mercato illegale.

L’agenzia federale ha infatti spiegato che: “dopo che la legalizzazione della marijuana medica del 2017 in Florida ha portato a centri di distribuzione al dettaglio in tutta l’area, si prevede che la legalizzazione della marijuana medica a basso contenuto di tetraidrocannabinolo (THC 10%) porterà a un mercato in crescita per la marijuana a basso contenuto di THC proveniente dalla Florida. Tuttavia, fino a quando la marijuana ad alto contenuto di THC non sarà legalizzata in Florida, crediamo che l’impatto sarà minimo sulla domanda di marijuana ad alta concentrazione di THC dalla California e da altri stati”, ha continuato.

Quindi, secondo il direttore politico di NORML, Justin Strekal, intervistato da Marijuana Moment, le ammissioni sono almeno due. Non solo la DEA riconosce il semplice fatto che la gente tende a preferire i canali legali, a danno del mercato illecito, ma usa anche il termine “fino a quando” nell’immaginare le prospettive di legalizzazione nello stato. “La loro posizione indica chiaramente che i giorni del proibizionismo sono contati”, ha detto. “Stiamo vivendo gli ultimi rigurgiti prima della morte del proibizionismo”.

Una prospettiva sostenuta dai dati: quelli federali sui sequestri di droga alle frontiere sembrano rafforzare l’idea che la legalizzazione della cannabis a livello statale abbia ridotto la domanda dal mercato illegale e secondo un rapporto del Cato Institute del 2018, la riforma delle politiche sulla cannabis “ha notevolmente ridotto il contrabbando di marijuana”.





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