cannabis sintetica spice k2Della cannabis sintetica, commercializzata con i nomi di Spice o K2, ne avevamo già parlato in merito alle notizie che erano arrivate dalla Russia, dove essa avrebbe provocato 25 morti ed oltre 700 ricoveri ospedalieri, specie tra i giovanissimi. Ora l’allarme arriva in Europa, con il governo svedese che ha ufficialmente chiesto all’UE di inserire i principi attivi in essa contenuti nelle tabelle delle sostanze vietate, rendendone così possibile la repressione.

UN COMPOSTO DI SOSTANZE CHIMICHE CHE IMITA IL THC. Chiamarla cannabis (anche se sintetica) in realtà è fare un torto alla cannabis vera, visto che la Spice non c’entra niente con essa. La sua miscela è formata da una serie di composti chimici non ancora totalmente individuati. In particolare vi si trova una principio attivo che si chiama JWH-018, il quale agisce sugli stessi recettori neuronali del THC, ma che è strutturalmente diverso dal tetraidocannabinolo. Ne simula gli effetti, ma con risultati maggiori ed effetti collaterali non ancora individuati. Ma dentro alla “cannabis sintetica” si trova molto altro, e dopo che in Russia il JWH-018 è stato reso illegale i chimici che producono la sostanza lo hanno prontamente sostituito con il PB-22, altra sostanza chimica dagli effetti simili, ma ancora legale. Segno di come la chimica sia sempre un passo avanti rispetto alla legge.

IN EUROPA SONO I PRIMI CASI, MA IN RUSSIA E CINA SPOPOLA. In Svezia si sono registrati già alcuni casi di malori (ed anche due decessi sospetti) che i sanitari hanno collegato all’assunzione di Spice, e lo stesso è recentemente capitato in Germania. Sembra quindi che anche in Europa stia aumentando la diffusione di questa sostanza chimica, che evidentemente pare diffondersi maggiormente dove più repressive sono le leggi sulla cannabis. In Russia e Cina ad esempio, dove la legge prevede pene severissime per il consumo e lo spaccio di cannabis, gli spacciatori hanno cominciato a vendere la “cannabis sintetica”: stessa resa economica ma nessun rischio di finire in carcere. Il problema è, appunto, il fatto che si tratta di una sostanza enormemente più pericolosa della tanto demonizzata marijuana. Per questo, più che chiedere all’Europa di fare presto per cominciare la repressione di questa nuova sostanza, sarebbe utile che gli stati membri iniziassero un percorso di legalizzazione del consumo e della coltivazione di cannabis.





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