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Intervista all’autore di oltre 25 libri dedicati alla cannabis, tradotti e venduti in tutto il mondo, il più famoso dei quali è La Bibbia della Marijuana. Esperto a livello internazionale di coltivazione e collaboratore delle più importanti riviste del settore.

Indoor o outdoor?
A me piace l’outdoor, perché con il sole costa meno, è super ecologico e molto più facile. E perché la pianta sta fuori ed è più naturale.

Che varietà preferisci?
Più di tutto preferisco la sativa, perché adoro il suo high. Nonostante ciò adesso sto coltivando alcune indiche perché si adattano al clima della California e danno più prodotto.

Fertilizzante organico o chimico?
L’organico, perché essendo naturale è migliore. Anche se per le indoor è più difficile usare quello organico visto che le piante hanno una vita più breve e a volte non fanno in tempo ad assimilare tutti i nutrienti apportati dalla forma organica.

Cosa pensi dell’influenza della luna sulle coltivazioni?
Non credo ne abbia molta. So che molta gente ci crede e gli da molti meriti, però io non noto molta differenza tra le coltivazioni. La cosa più importante è il clima.

Qual è il fattore più importante che influisce sulla coltivazione in outdoor?
Più di tutto è importante la bontà del terreno, e non si deve mescolare la terra chimica con l’organica visto che, per esempio, quando si aggiunge solfato di ammonio si uccide tutto, gli insetti e la vita nella terra. E poi ha bisogno di molto tempo per recuperare. Per questo bisogna scegliere tra le due alternative, terriccio organico o chimico. Mai mescolarli.

Quanto può vivere una pianta di cannabis?
Tra i 12 e i 15 anni curandola come si deve. Però è un problema, perché quanti più anni ha, più facilmente si ammala. È come per gli esseri umani, più sono anziani, più sono vulnerabili. Per questo non c’è ragione per mantenere in vegetativa una pianta tanto tempo, ovviamente è una pianta annuale.A volte nei tropici possono vivere 1 o 2 anni però avviene sempre qualche evento che causa la morte della pianta prematuramente.

Cosa pensi della tendenza della pianta a debilitarsi ad ogni generazione di talee?
Con le talee la genetica può mantenersi per più di 10 generazioni di talee, però col tempo i nuovi getti sono, di volta in volta, più deboli. L’età biologica della pianta è sempre maggiore. Un gran problema è mantenere genetiche con talee per via dello iodio, che viene assorbito dalla pianta e non ti accorgi della sua presenza, non dà segnali. Quando recidi le nuove talee, lo iodio passa alla nuova pianta. Io non faccio più di un paio di anni talee, poi torno a breedare.

Ti ricordi quale è stata la marijuana più forte che hai coltivato? Qualcuna che ti ha stupito…
Difficile ricordare. Lo scorso anno ho piantato una Gaba Kush (Buba Kush) che giunse a maturazione con il 24% di THC. Quando aprii il tappo della scatoletta dove la tenevo in casa di un amico che non fuma, subito la stanza fu invasa dalla fragranza, tanto che il mio amico mi disse: “Vattene subito fuori di qui, tu e questo odore!”. Muy potente! Ma la mia preferita in assoluto resta la Haze che mi diede Nevil 30 anni fa, che nonostante il tempo, ne posso ancora sentire l’odore.

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