Quando succede, il risultato non è mai scontato. Quando cioè un autore affermato, in questo caso il prolifico filosofo francese Onfray, capace di accendere gli animi per le sue posizioni radicali, ripercorre la vita e le opere di un “collega”, qui Henry David Thoreau, ecologista ante litteram, apostolo della disobbedienza civile e soprattutto autore del celeberrimo “Walden. La vita nei boschi”. Lo scrittore americano, teso a ritrovare una «relazione originale con l’universo», a eliminare tutto il superfluo dall’esistenza, diviene, nell’analisi di Onfray, un modello di ispirazione esistenziale ma anche politica.

In questo breve libro, edito da Ponte alle Grazie, ci si domanda se sia ancora possibile distinguersi dai più e plasmare la propria vita secondo le proprie convinzioni; se sia davvero possibile ignorare le vie precostituite, il giudizio degli altri, le norme sociali e religiose per costruire la propria esistenza in accordo con le proprie e più intime esigenze e ideali.
La risposta, dice Onfray, è in “Thoreau”.





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