Nel 2018 la cannabis ha creato 5000 posti di lavoro in Colorado

Il proibizionismo ha marcato in modo così indelebile il XX secolo da poter essere accostato alle più grandi tragedie dei tempi moderni. Sebbene affondi le sue radici nel lontano passato – basti pensare che già nel 1620 il tribunale dell’Inquisizione riteneva l’uso dei funghi allucinogeni e di altre piante psicoattive contrario alla morale cristiana e quindi da reprimere con forza – è stato solo negli anni ’30 del secolo scorso che si è costituito come una vera e propria dottrina con l’approvazione del Marijuana Tax Act.

Le ingiustizie commesse in nome di questa crociata sono innumerevoli e hanno segnato per sempre intere fasce di popolazione in tutto il mondo. In tempi recenti però, abbiamo assistito alla nascita di spinte antiproibizioniste, organizzate e ben strutturate, in grado di sovvertire lo status quo e di far intravedere una strada diversa. Un cammino nel quale i concetti di repressione, punizione, illegalità vengono sostituiti da termini come supporto, aiuto e legalità. Questo progressivo cambio di paradigma si sta estendendo a macchia d’olio in tutti i continenti, ma è principalmente nello stato del Colorado dove si origina e da dove si propaga.

In questa parte degli Stati Uniti sono stati assestati i primi colpi antiproibizionisti contro il sistema vigente della repressione, grazie all’iniziativa organizzata dei cittadini che, tramite un referendum indetto nel 2012 – il Colorado Amendement 64 – riuscirono a far valere la propria volontà di normare la cannabis superando l’approccio proibizionista ancora vigente a livello federale. La misura fu approvata a novembre dello stesso anno e venne implementata dal primo gennaio 2014, facendo del Colorado il primo stato americano a legalizzare la Cannabis per uso ludico.
Stesso processo di apertura si sta svolgendo oggi, sempre in Colorado, per quanto riguarda i funghi allucinogeni (funghi psilocybe). Grazie a un’altra iniziativa popolare di raccolta firme, denominata Initiative Psilocybin Denver, e organizzata da cittadini dell’associazione Decriminalize Denver, si è riusciti a indire uno storico referendum sulla depenalizzazione del possesso e consumo di questa sostanza. La Initiative 301, questo il nome della campagna referendaria, ha fatto leva su alcuni studi scientifici che, oltre a dimostrare le potenzialità terapeutiche dei funghi e la loro bassa tossicità (inferiore all’alcol e al tabacco), denunciano gli elevati costi delle azioni repressive della polizia. L’esito positivo della votazione, sia pure con una maggioranza di appena il 51%, non ha fatto altro che confermare la vocazione antiproibizionista dello stato.

Un approccio al mondo delle sostanze, quello del Colorado, che segna una rottura col passato e che dimostra come possa essere la popolazione a dettare l’azione politica. Infatti, entrambi i referendum sono partiti dal basso, dalla volontà di cittadini comuni in grado di auto-organizzarsi e di mettere al centro del dibattito pubblico argomenti delicati ma assolutamente necessari per favorire il progresso della società.

I dati raccolti in questi 4 anni di legalizzazione sono sbalorditivi. Le vendite complessive di marijuana e dei suoi derivati hanno raggiunto l’astronomica cifra di 6,5 miliardi di dollari. Dal primo gennaio 2014 a oggi, questo fiume di denaro ha generato tasse per ben 1 miliardo di dollari, di cui 266 milioni solo nell’ultimo anno. I benefici di questo nuovo settore però, vanno ben oltre l’aspetto economico; da uno studio condotto da Leafly e Whitney Economics è emerso che l’industria legale della cannabis è attualmente la più grande macchina per la creazione di posti di lavoro in America. Solo in Colorado nell’ultimo anno ne sono stati creati circa 5000 con un incremento del 17% rispetto al periodo precedente, portando gli occupati nel settore da 26mila a 31mila. Inoltre, la situazione di legalità permette di progredire anche in altri ambiti connessi come, per esempio, la ricerca scientifica che compie passi da gigante, l’adeguamento delle leggi sulla sicurezza stradale (hanno messo a punto strumenti di misurazione precisi che rilevano i nanogrammi di THC presenti nel sangue, stabilendo così una soglia minima sotto la quale è consentito guidare). Si riscontrano risultati positivi anche per quanto riguarda il consumo da parte dei giovani (inferiore rispetto alla media del paese), l’aumento delle campagne informative di sensibilizzazione e di educazione, fondamentali nella riduzione dei rischi associati al consumo, il calo dei processi penali e la conseguente riduzione dei costi legati alle incarcerazioni, e la lista prosegue.

Questi dati inequivocabili certificano la solidità del settore e hanno spinto l’amministrazione democratica dello stato alla formulazione di nuove misure quali la legalizzazione la marijuana medica per il trattamento dell’autismo (approvata di recente), l’istituzione dei luoghi sociali di consumo (tasting rooms) e di un servizio di consegna a domicilio e il permesso a dottori e pazienti rispettivamente di prescrivere e usare la cannabis per quelle patologie per le quali sono permessi gli oppiacei, etc.

Tutto ciò dimostra come l’ottica antiproibizionista, più credibile di quella riduttiva e semplicistica del “pro-marijuana”, riesca a tradursi in politiche che apportano vantaggi a livello di salute, di sicurezza e di prosperità all’insieme della popolazione. Il proibizionismo non è la risposta adatta alla questione delle droghe perché nessuno dei due obbiettivi che si poneva, ovvero l’eliminazione dell’offerta di droga e del suo consumo, è stato mai raggiunto. Esso ha invece prodotto l’arresto della ricerca scientifica e quindi della conoscenza, due motori fondamentali per il progresso delle società.

Rimane aperta la questione che riguarda le vittime del disastro proibizionista, oltre cinque generazioni colpite da queste politiche errate. Milioni di persone a cui, come suggerisce la Drug Policy Alliance, sono dovuti almeno dei risarcimenti per i danni da loro subiti. C’è molto lavoro da fare per eliminare lo stigma che ancora oggi soffrono pazienti, consumatori e intere comunità.

Il Colorado ha aperto una nuova stagione, uno scenario nel quale le priorità sono rimettere al centro i diritti e le libertà dell’individuo e la decriminalizzazione della natura. Il muro del proibizionismo inizia finalmente a sgretolarsi.





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