A 5 mesi e mezzo di distanza dalla consegna al Parlamento delle 60 mila firme a supporto, la proposta di legge d’iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis si trova ancora chiusa dentro l’ufficio “testi normativi” della Camera dei Deputati, in attesa che le firme vengano validate e il testo di legge possa quindi ricevere il via libera per essere calendarizzato per la discussione parlamentare.

A portare alla luce la questione è Matteo Mainardi, responsabile organizzativo della raccolta di firme del comitato “Legalizziamo.it”, nel corso della puntata del programma radio Non solo Skunk andato in onda ieri.

«Le firme vennero consegnate l’11 novembre dello scorso anno – ha affermato Mainardi – e da novembre ad oggi non è successo nulla, stiamo ancora aspettando una risposta. Abbiamo chiesto chiarimenti più volte agli uffici della Camera e ci hanno risposto che stavano continuando a controllare le firme. Abbiamo consegnato circa 60mila firme, lo stesso numero che consegnammo pochi anni fa per la legalizzazione dell’eutanasia e in quel caso gli uffici della Camera impiegarono appena tre settimane per controllarle».

Legittimo quindi ipotizzare che dietro ai tempi biblici degli uffici della Camera non vi siano semplici lentezze burocratiche, ma la precisa volontà politica di impedire in ogni modo possibile l’approdo in aula di una proposta di legge per la legalizzazione della cannabis.

Mentre il ddl cannabis di proposta parlamentare continua a trovarsi fermo alla Commissione Giustizia, a fermare la parallela proposta di iniziativa popolare ci sta pensando la burocrazia degli uffici tecnici. Appare a questo punto chiaro come il governo Gentiloni, in perfetta continuità con quello Renzi, stia cercando non solo di impedire l’approvazione di una nuova legge sulla cannabis, ma di negare del tutto la discussione sul tema in Parlamento.

 





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