Nel 2016 si terrà il summit dell’Onu per rivedere le politiche mondiali sul traffico degli stupefacenti. Ma sempre più paesi sembrano non essere più disposti ad aspettare per prendere delle contromisure al fallimento sempre più evidente della “war on drugs”, che anziché diminuire i consumi, non ha fatto altro che favorire le narcomafie in tutto il mondo. Spinti anche dal nuovo vento che soffia dagli Stati Uniti (dove 23 stati hanno approvato leggi per la cannabis terapeutica e Washington e Colorado si sono spinti fino alla legalizzazione del consumo) e dall’Uruguay, ora anche in Argentina, Brasile, Messico, Giamaica e Marocco è cominciato un serio dibattito sulle ragioni della legalizzazione, o almeno della depenalizzazione, della cannabis. Un fatto ancor più importante in quanto si tratta non di stati qualsiasi, ma di paesi fondamentali nello scacchiere internazionale del traffico di droga.

Noi di Articolo 73 ci siamo messi a cercare le notizie che provengono da quei paesi per farvi un quadro della questione.

ARGENTINA – Nello stato che, secondo il Ministro della Difesa Augustin Rossi, “se fino a qualche anno fa era solo un paese di transito, ma ora sta diventando anche luogo di produzione di stupefacenti”. Sempre più politici si stanno esprimendo in favore della legalizzazione della cannabis. L’ultimo è stato il Segretario per la sicurezza, Sergio Berni, che ha dichiarato di essere d’accordo con “la depenalizzazione dell’intera catena, dalla produzione, alla commercializzazione fino al consumo della marijuana”. Secondo Berni sulla droga aveva ragione Pablo Escobar quando dichiarava che non esiste nessuna possibilità matematica che la repressione possa sconfiggere il narcotraffico. Una posizione non isolata la sua, tanto che nei prossimi mesi un disegno di legge per la legalizzazione potrebbe iniziare il proprio iter parlamentare.

BRASILE – Era il maggio del 2011 quando in migliaia scesero nelle strade di San Paolo per chiedere la legalizzazione, ricevendo in cambio i lacrimogeni e le manganellate della polizia. A distanza di tre anni sembra che possa essere arrivato davvero il momento per la legalizzazione della “Maconha”, come viene chiamata l’erba il Brasile. Il 16 febbraio scorso è infatti giunta la notizia che il Senato brasiliano discuterà un disegno di legge per legalizzare la produzione domestica ed il consumo di cannabis. La decisione è arrivata dopo che (come ormai è prassi in Brasile) la proposta era stata posta come sondaggio sul sito del Senato brasiliano, ed in meno di una settimana oltre 20mila cittadini si erano espressi per il sì alla legalizzazione.
Come spesso accade il maggior nemico della legalizzazione anche in Brasile si sta rivelando la gerarchia cattolica, la conferenza episcopale brasiliana ha infatti annunciato per le prossime settimane delle manifestazioni contro “la droga libera”.

GIAMAICA – Fino ad oggi nella patria del rastafarianesimo, chi viene trovato con una canna rischia fino a 10 giorni di prigione, una pena che colpisce 300 giamaicani ogni settimana secondo le stime della polizia. Ora il Ministro della Comunicazione, Collin Campbell, ha annunciato che il parlamento discuterà nei prossimi mesi la legalizzazione della marijuana per usi “personali, medici e religiosi”. Già nel 2003 una commissione incaricata dal governo aveva raccomandato la depenalizzazione del consumo e della piccola coltivazione, ma i propositi del governo si erano fermati di fronte al “No” degli Usa, che ogni anno versano sontuosi aiuti economici nelle casse di Kingston per sradicare le coltivazioni di quello che è il maggior esportatore di erba verso il mercato americano (quasi 60milioni di tonnellate sequestrate solo nel 2012). Ora però potrebbe essere la volta buona, considerando soprattutto che, almeno a parole, entrambi i principali partiti giamaicani si sono espressi in favore della depenalizzazione.

MAROCCO – Il paese maghrebino produce da solo il 42% della cannabis mondiale, un affare che garantisce la sussistenza di 200mila famiglie, costrette però a vivere tra l’incudine dei cartelli della droga e il martello della repressione poliziesca. Lo scorso dicembre il parlamento della capitale Rabat ha discusso per la prima volta dell’ipotesi di legalizzare la produzione e il consumo. Il Pam (Partito per la modernità e il progresso) ha annunciato ora una proposta di legge in favore della legalizzazione. “Le politiche di sicurezza non stanno risolvendo il problema perché si tratta di una questione economica e sociale. Noi pensiamo che questa coltura possa diventare un’importante risorsa economica per il Marocco e tutti i cittadini”, ha affermato il partito in una nota.

MESSICO – Nel paese che, causa il confine con gli Usa, più di tutti in questi anni ha pagato le conseguenze della guerra al narcotraffico, il dibattito sulle droghe prosegue ormai da tempo. Un primo passo avanti è stato fatto nel 2009, quando vi è stata una prima – moderata – depenalizzazione del possesso (si possono detenere 50 milligrammi di eroina, 5 grammi di marijuana e 0,5 grammi di cocaina). Ma ora il fronte della sinistra vuole andare oltre, sfruttando anche la legislazione federale del paese, che lascia ampia autonomia alle regioni. Il Partito della rivoluzione democratica (Prd) ha infatti depositato una proposta di legge per aprire a Città del Messico una serie di coffee shop per la vendita controllata di marijuana e di aumentarne la quantità detenibile per uso personale a 30 grammi. Anche in Messico il principale baluardo da superare si annuncia essere la Chiesa Cattolica, l’arcidiocesi della capitale si è infatti scagliata con la proposta accusando “quei politici che pensano di combattere il consumo della droga con la droga”.

 





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