È difficile riprendere un discorso che non è mai nato e non è neanche morto, sta lì, semplicemente in stand by, sia da un punto di vista legislativo che da un punto di vista di attenzione mediatica e politica.

Come è accaduto e accade per altre battaglie relative ai diritti civili, come per il biotestamento o per lo jus soli, ci saremmo aspettati una certa mobilitazione per spiegare come mai l’Intergruppo, verso il quale abbiamo riposto tanta fiducia, ha fatto marcia indietro dai suoi propositi originari, registrando la defezione di decine e decine di deputati, che pur avendo accettato e aderito alla proposta di regolamentare la coltivazione e l’uso di cannabis per scopo personale in virtù del buon senso che la pdl esprimeva, dopo il monito di Papa Francesco contro la legalizzazione hanno creduto bene di pacificare le loro coscienze permettendo “cristianamente” l’uso della cannabis al fine di alleviare le sofferenze dei pazienti e di mantenere l’aspetto ideologico che ha sempre caratterizzato il fronte proibizionista nei confronti della “demoniaca” pianta proibita e dei suoi pericolosi consumatori!

Non avevamo speranza alcuna, ma non ci saremmo certo aspettati di assistere ad uno spettacolo di qualità così infima, impregnato di ipocrisia e falsità, quelle due componenti antagoniste del dibattito e del confronto, che sono state fatte proprie ieri anche dal PD e addirittura da chi ha sempre sostenuto di lottare per la legalizzazione della cannabis, come gli on. Giachetti e Pini, che in nome della disciplina di partito o centralismo democratico (caro al vecchio PCI) e che oggi amano chiamare “democrazia di partito”, hanno voltato le spalle alle loro stesse convinzioni, pronunciandosi, con ipocrita rammarico, contro gli emendamenti presentati dal M5S e da Sinistra Italiana in un disperato tentativo di ribaltare il risultato finale.

I parlamentari del PD, costretti dalla “democrazia di partito” a schierarsi contro l’autocoltivazione, hanno quindi deciso di continuare a proteggere gli interessi della criminalità, a permettere che persista l’ingiusta persecuzione nei confronti dei coltivatori ad uso domestico e a costringere i pazienti a lunghe e mortificanti pratiche per l’accesso alle terapie.
Una volta il colore rosso era il simbolo di ideali nobili, oggi lo associamo al colore della pelle che questi “onorevoli” dovrebbero avere per la vergogna di non essere coerenti, di non essere più in grado di lottare per il motivo per cui sono stati eletti, per non essere più “persone pensanti”, ma solo “marionette di partito”!

Oltretutto c’è da dire che con una sinistra frammentata, con un M5S palesemente ammorbidito e con una destra che tenta il ricompattamento, il futuro non si prospetta granché roseo per vincere le battaglie dei diritti civili, legalizzazione della cannabis in primis… Non ci rimane dunque che riorganizzarci di fronte a questo nuovo assetto del fronte proibizionista, guidato come sempre dal pregiudizio e dall’aspetto ideologico, due componenti dell’ottusità contro le quali abbiamo sempre lottato e continueremo a farlo.

a cura di Giancarlo Cecconi
portavoce ASCIA e CIP

 





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