Oltre 40 minuti di conferenza stampa alla quale hanno partecipato rappresentanti della Lega: Matteo Salvini, Massimiliano Romeo, Lorenzo Fontana e Paolo Pillon. Per chi si intende un minimo di cosa sia la canapa, è stato uno spettacolo talmente agghiacciante e spudoratamente costrutito nelle falsità fabbricate e ripetute per quasi un’ora, che per commentarlo non si sa nemmeno da dove cominciare.

Abbiamo assistito al riepilogo di tutti i cliché triti e ritriti, conditi da un po’ di ignoranza e serviti su un piatto d’argento insieme a tutti i pregiudizi sulla cannabis e sulle droghe. Slogan (“no allo stato spacciatore” dice Salvini forse ignorando che lo stato produce cannabis medica da 5 anni), frasi fatte (la droga è morte) e sparate surreali fino dal titolo della conferenza: “progetto droga zero”.

Ora: solo un ignorante in materia di stupefacenti può proporre una legge del genere, perché chiunque abbia studiato un minimo il fenomeno, vi potrebbe raccontare che gli stupefacenti nelle società umane, a tutte le latitudini, sono sempre circolate, sia per scopi spirituali (il vino per la nostra messa, il cilum per altre religioni) che ricreativi. Non solo: qualsiasi politico onesto, qualsiasi storico, qualsiasi attivista politico serio vi potrebbe raccontare l’unica vera verità in fatto di contrasto agli stupefacenti: la guerra alla droga iniziata in America negli anni ’70 e poi allargata anche all’Europa, è una truffa per i cittadini. Ha messo in piedi un sistema punitivo che si autoalimenta sprecando miliardi di euro di risorse in un sistema in cui c’è bisogno di nuovi crimini e nuovi criminali, perché se no salta tutto. C’è bisogno di mettere in galera non chi spaccia, ma chi consuma, rovinando la vita a persone che nel peggiore dei casi avrebbero solo bisogno d’aiuto. I dati dicono solo una cosa: in 70 anni di guerra alla droga i consumi di stupefacenti continuano ad aumentare, i detenuti per semplice consumo anche, così come i soldi spesi da stato e cittadini. E mentre in galera ci vanno solo i consumatori, le organizzazioni criminali guadagnano miliardi con il monopolio sullo spaccio e tutto rimane com’è. Bisogna interrompere questo cortocircuito e l’unico modo per farlo è quello di depenalizzare il consumo e regolare produzione e vendita in modo che siano controllate. Non ci ne sono altre di strade. E proprio chi dice di essere favorevole ad un maggior controllo per la salute dei più giovani, dovrebbe essere favorevole alla legalizzazione della cannabis, perché è l’unico modo in cui lo stato può esercitare un controllo.

D’altronde il parterre d’eccellenza non poteva che garantire questa performance: Salvini quando era ministro dell’Interno aveva lanciato la crociata per chiudere tutti inegozi che vendono cannabis, e nel frattempo sono aumentati, Romeo oggi fa il capogruppo in Senato, nel 2019 era stato condannato per peculato nell’inchiesta “spese pazze” del consiglio regionale lombardo insieme a Nicole Minetti e Renzo Bossi. Poi c’è Lorenzo Fontana, oggi a capo del dipartimento “Famiglia e valori identitari” e infine il senatore Pillon, che propone provvedimenti come quello che vorrebbe oscurare il porno online e nel 2019 è stato condannato per diffamazione per le parole rivolte ad una associazione LGBT.

CBD e cannabis light secondo Romeo

Si parte subito con il botto con Romeo che spiega che la Lega è stata messa in allarme dal fatto che il ministero della Salute ha ritirato il decreto sul CBD. Probabilmente gli sono sfuggiti dei passaggi: i paesi europei che hanno autorizzato la messa in commercio dell’EPidiolex come Francia e Germania, l’hanno fatto senza dichiarare stupefacente il CBD. La Corte di Giustizia europea ha appena ribadito che il CBD non è stupefacente. L’OMS in una storica riclassificazione della cannabis, che andrebbe ratificata a dicembre, ha detto la stessa cosa, specificando che non dovrebbe essere inserito in nessuna tabella. Non osiamo immaginare le sconfinate conoscenze dell’onorevole Romeo in materia di cannabis e CBD, ma immaginiamo che siano comunque inferiori a quelle della Corte europea e dell’OMS.

Poi, dice che la lega è preoccupata dall’emendamento che vorrebbe liberalizzare la cannabis light. Ma in realtà non c’è bisogno di nessuna liberalizzazione: c’è semplicemente un intero settore agro-industriale, con migliaia di occupati e un fatturato annuo stimato in 150 milioni di euro, che aspetta dalla fine del 2016 che di questi fiori, del tutto legali, si normi l’uso umano, cosa che in Svizzera è stata fatta da anni.

Dalle “scuole sicure” al “distillato” con efficacia drogante

Poi si sofferma con orgoglio sull’atteggiamento del governo con Salvini, ricordando, suo malgrado, due provvedimenti che andrebbero raccontati, per come sono avvenuti davvero, nei minimi particolari, e sarebbe la migliore campagna elettorale possibile. Ma non per la Lega, per gli altri. Parliamo dell’operazione Scuole sicure, sbandierata in ogni dove dall’allora minisro dell’Interno, che andava ad intensificare le attività contro lo spaccio. Dove? Per caso nei territori in cui mafia e criminalità la fanno da padrone? Nelle migliaia di boschetti e palazzi abbandonati dove vengono vendute eroina e cocaina di pessima qualità? No, nelle scuole. A parte l’errore nel metodo, i risultati dicono che sono stati spesi 2,5 milioni di euro e utilizzati 2mila agenti, per un totale di 5 kg di cannabis e hashish sequestrati su tutto il territorio nazionale: ogni grammo requisito è costato allo Stato 500 euro!

Pillon, dopo uno sproloquio iniziale in cui cita numeri e dati mai apparsi su nessuno studio scientifico, tira fuori la solita storia che, visto che c’è una disponibilità illimitata, chiunque può “distillare” (dice lui) con semplici operazioni sostanze che diventano “ampiamente droganti”. Lasciando stare il fatto che la distillazione non c’entra niente, siamo sempre lì: è come dire che siccome la caffeina è possibilmente mortale, bisogna proibire il caffè perché se no una a casa lo “distilla” e poi ammazza sé o gli altri. E questo vale per decine e decine di prodotti, a partire dalla noce moscata, passando per i semi di papavero, l’alcol e il tabacco per arrivare ai farmaci di uso comune. E come dire che, siccome si possono usare per uccidere, allora bisogn vietare le forbici e i coltelli. E’ la follia della destra che pensa che sia giusto proibire, pensando di risolvere un problema senza accorgersi di crearne altri mille, invece che regolamentare le sostanze ed educare i cittadini.

I dati di Pillon e quelli di Scientific Reports (Nature)

Sul CBD arriva quasi a paventare un complotto contro AIFA ed EMA (Agenzia euroepa del farmaco), che secondo lui avrebbero detto di considerare stupefacente il CBD – a noi non risulta – e valgono le cose dette sopra. Poi niente, Pillon proprio non si tiene e arriva a dire che non è vero che la legalizzazione darebbe fastidio alla criminalità (in effetti si parla solo di qualche miliardo di euro di profitti illegali l’anno, che vuoi che sia), per poi sottolineare, sbagliando il numero di stati che hanno legalizzato la cannabis in USA, che con la legalizzazione aumenta il numero di consumatori adolescenti, una menzogna sbugiardata dai dati pubblicati da diversi stati negli anni, secondo i quali nei casi peggiori rimane invariato, e in quelli migliori cala (in Canada del 47%!) per le campagne informative che vengono finanziate proprio con le tasse che arrivano dalla cannabis.
Le ultime due perle sono clamorose: Pillon arriva a dire che la cannabis farebbe più male dell’alcol, mettendo quindi in discussione gli studi scientifici delle migliori riviste scientifiche a livello mondiale, oltre al fatto, indiscutibile, che la cannabis non ha mai uccciso nessuno nella storia mentre l’alcol uccide oltre 40mila italiani ogni anno, per arrivare a dire che i costi sociali della legalizzazione sarebbero superiori ai benefici economici.

Dal Dipartimento antidroga a cosa ne pensano davvero comunità di recupero

Lorenzo Fontana parte invece sottolineando che, quando la Lega era al governo, il tentativo è stato quello di far risorgere il Dipartimento delle Politiche antidroga, con un finanziamento da 7 milioni di euro. Potete vedere a questo link le idee del Dipartimento sulla cannabis, che assomigliano alla propaganda anti-cannabis che in USA si faceva negli anni ’30 del secolo scorso, che ai tempi di Giovanardi era retto da Serpelloni, condannato a febbraio 2020 a oltre 7 anni di carcere per tentata concussione per una gara d’appalto per un servizio software alla USL di Verona.

Poi la parola passa a Salvini. Lo stesso politico che 20 anni fa si dichiarava a favore dell’erba libera. Tra una frase fatta e l’altra dice di trovare incredibile che l’emendamento sulla cannabis light sia nel decreto ristori. Noi troviamo incredibile che la politica non si renda conto che sta massacrando un intero settore economico a causa di un loro pregiudizio. Poi, come fa spesso ultimamente, invita tutti a fare un giro a San Patrignano, facendo intendere che le comunità sono con la Lega e con questo nuovo progetto di legge. Il fatto è che già ci aveva provato una volta a intestarsi questa battaglia nel nome delle comunità di recupero, che però gli avevano risposto dicendo che non ne volevano sapere. Era il dicembre del 2019 e il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), la più grande rete di comunità di accoglienza e di recupero dalle dipendenze del terzo settore italiano, rilasciò un comunicato per spiegare che: “Salvini sulla cannabis light non ci rappresenta. Il leader della Lega non cerchi di farci passare per suoi complici in una guerra alla droga fallimentare e dannosa.”
Poi propone il test antidroga per tutti i parlamentari, che devono essere lucidi. E poi chiude con un discorso di vicinanza alle forze dell’ordine, perché, secondo lui, “mettere in galera uno spacciatore con 3 etti di droga son problemi”. Non capiamo quale problema ci sia, visto che con la legge attuale, chiunque venga trovato con 3 etti di droga, finisce in carcere; forse Salvini con le forze dell’ordine dovrebbe parlarci di più. Perché le forze dell’ordine sono le prime che, invece che inseguire chi si fuma una canna senza fare del male a nessuno, vorrebbero occuparsi dei crimini veri. Un ragionamento che in Francia fanno proprio le forze dell’ordine, che hanno fatto vari appelli alle istituzioni.

La cosa più scorretta di tutte, è la continua associazione che viene fatta tra droghe pesanti e non la cannabis, ma addirittura la light. Quello di cui questi politici non si sono resi conto, è che i cittadini usano questi prodotti da anni, e non parliamo di ragazzini, parliamo di professinisti, pazienti, anziani. Persone che provano in prima persona cosa sia la cannabis light e che poi, di queste parole al vento, ridono, perdendo anche l’utlima briciola di fiducia che avevano delle istituzioni. Sono prodotti che vengono consumati in modo massivo da almeno 4 anni e non c’è stato un singolo caso, nemmeno uno, di problematiche di salute o sociali dovute alla light. Anzi: ci sono studi scientifici che certificano come i negozi di cannabis legale abbiano fatto calare lo spaccio (e alcuni sono stati dati letteralmente alle fiamme, per questo motivo) e ridotto l’uso di farmaci come analgesici e antipsicotici.

Questi politici fanno le conferenze in Senato, per cercare di convincere i cittadini e la stampa che hanno ragione loro, ma la verità sta nei fatti. La strada da seguire sarebbe quella dell’Oregon, che ha depenalizzato il consumo di tutti gli stupefacenti, seguendo l’esempio del Portogallo, che l’aveva fatto anni fa in piena emergenza eroina, risolvendo rapidamente la situazione. La Lega invece, ha presentato un disegno di legge che propone l’arresto immediato anche per chi consuma con pene che vanno dai 3 ai 6 anni di carcere e una sanzione che va dai 5 ai 20mila euro. Per chi coltiva o detiene cannabis e il giudice non riscontra la “lieve entità”, la pena dovrebbe salire dai 6 ai 20 anni di carcere e dai 26mila ai 260mila euro. Una mossa che non farebbe altro che ingolfare i tribunali e le forze dell’ordine per mettere in galera chi consuma, senza toccare gli interessi di chi, con questa illegalità, ci guadagna miliardi.

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