Da unica pianta dichiarata illegale della storia a quella più remunerativa, al centro delle attenzioni globali di multinazionali e fondi d’investimento. È la parabola della cannabis protagonista di un fenomeno ormai inarrestabile che sta contagiando le economie e la politica a livello internazionale. Di recente la cannabis ha fatto il suo ingresso al World economic forum di Davos, il summit del capitalismo globale, dove è stata al centro degli interessi dei possibili nuovi investitori con incontri, conferenze e tavole rotonde.

Alla manifestazione era infatti presente il “Cannatech Pavilon”, ultimo di una serie di eventi CannaTech presentati in tutto il mondo dalla società israeliana di cannabis iCAN, ospitato nella “Canada Cannabis House” con numerosi incontri a tema. L’attrazione principale della conferenza è stato l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, che ora è presidente di InterCure ed è intervenuto raccontando perché abbia deciso di essere coinvolto nell’industria della marijuana e nelle opportunità future. Gli organizzatori si sono inoltre assicurati la presenza di Anthony Scaramucci, ex direttore delle comunicazioni del presidente Donald Trump.

Per dare un’idea di chi saranno i nuovi attori di questo mercato in continua evoluzione, l’azienda Anheuser-Busch InBev, leader mondiale nella produzione di bevande alcoliche che possiede oltre 500 marchi tra i quali Budweiser, ha stretto una partnership da 100 milioni di dollari con il produttore di marijuana canadese Tilray, per sviluppare una nuova bevanda a base di cannabis.

I leader a livello mondiale del settore dell’alcol e delle bibite, dopo aver aspramente combattuto la legalizzazione della marijuana, si sono arresi al cambiamento in atto. Ad agosto, ad esempio, c’è stato l’investimento di Constellation Brand, la più importante azienda che produce alcolici in USA, con 4 miliardi di dollari investiti in Canopy Growth Corp. Mentre aveva fatto molto discutere la notizia che la Coca-Cola fosse vicina a un accordo con Aurora Cannabis per creare una bevanda a base di CBD, anche se per ora non c’è stato nessun passo concreto.

Ma anche le multinazionali del tabacco hanno fiutato l’affare: il mercato della cannabis è stato sconvolto il 7 dicembre dall’annuncio di Altria, il produttore di sigarette Marlboro, che ha acquistato una quota di Cronos Holdings, produttore di cannabis canadese, con un investimento totale di 2,9 miliardi di dollari diviso in due tranche. In retrospettiva, era ovvio che Altria avrebbe fatto un passo nella cannabis ad un certo punto nell’ottica di diversificare la propria base di prodotti. Entrando nel mercato della cannabis, in questo momento storico, Altria può muoversi per prendere quote di mercato, ricercare prodotti e posizionarsi in tempo.

Insomma, per molti analisti si trattava di un’operazione inevitabile. Dall’altro lato questa partnership significa che la canadese Cronos ottiene l’accesso alle capacità di progettazione, produzione, marketing e distribuzione di Altria. Una mossa che permetterà a Cronos di aggiudicarsi una posizione di leadership nel mercato globale in via di sviluppo per la cannabis medica.

A livello generale nel 2016 la marijuana legale ha generato circa 6,56 miliardi di dollari USA nelle vendite negli Stati Uniti e si prevede che raggiungerà circa 24,07 miliardi di dollari entro il 2025.

In particolare, la California, che è già la quinta economia al mondo per PIL, prevede di generare tra i 6 e i 7 miliardi di dollari in vendite annuali di cannabis. In altre parole, la cannabis in California genererà più entrate rispetto a tutto il Canada, che punta a 5 miliardi di dollari di fatturato annuo nei prossimi 2 o 3 anni.
Al Colorado la vendita di cannabis nel 2017 ha fruttato quasi 1,5 miliardi di dollari, mentre Washington, si è fermato a 1,3 miliardi, passando dai 259 milioni nel 2015 ai 786 milioni nel 2016, nonostante nel paese ci sia una delle più alte imposte aggregate sulla cannabis tra gli stati legalizzati che arriva al 37%.

I siti di lavoro come monster.com e indeed.com sono pieni di annunci. I dispensari cercano direttori di negozio esperti offrendo stipendi che vanno dai 40mila ai 60mila dollari l’anno. Laboratori cercano tecnici che sappiano fare anche da manager offrendo dai 75mila ai 110mila dollari l’anno. Amministratori delegati e coltivatori possono anche raggiungere stipendi a sei cifre. Secondo il sito di lavoro ZipRecruiter.com, le offerte di lavoro di marijuana sono aumentate del 693% in un solo anno, dall’ultimo trimestre del 2016 fino all’ultimo trimestre del 2017.

Ma anche Europa e America Latina non stanno a guardare. Nel vecchio continente le nuove stime dell’European Cannabis Report realizzato da Prohibition Partners a gennaio 2019 dicono che l’Europa potrebbe diventare entro il 2028 il più grande mercato al mondo, che potrebbe valere la cifra di 123 miliardi di euro sommando il mercato ricreativo e medico.

Secondo gli analisti: «Negli ultimi dodici mesi, l’industria europea della cannabis è cresciuta più che negli ultimi sei anni. Sei paesi hanno annunciato una nuova legislazione e oltre 500 milioni di euro sono stati investiti in imprese europee di cannabis». Non solo, perché: «Il dibattito sulla cannabis in Europa è maturato anche da politici, professionisti del settore sanitario e imprenditori che hanno seguito la crescita del settore negli Stati Uniti e in Canada, dove gli investimenti hanno quadruplicato il loro valore nel 2018».

Ma anche l’industria della cannabis dell’America Latina si sta sviluppando a un ritmo rapido, affermandosi come una regione chiave nel mercato globale della cannabis. Secondo le proiezioni dei dati e dei consumi attuali, il mercato dovrebbe superare i 12 miliardi di dollari entro il 2028 nei diversi settori, offrendo un serio potenziale di crescita a società e investitori globali di cannabis.





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