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Non crediamo che la rete sia necessariamente appiattimento, al contrario, pensiamo ad internet, e perché no, anche ai social network, come dei potenziali strumenti di divulgazione e confronto, anche di argomenti poco conosciuti e ‘più ostici’. Per questo motivo, nel nostro blog “Trame di Canapa”, abbiamo deciso di inaugurare una sezione di approfondimenti (culturali, scientifici, tecnici) avvalendoci anche della collaborazione di esperti di vari campi. La sezione “approfondimenti”, è curata da Giovanni G. Bazzocchi, tecnico-ricercatore preso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna.

Il problema delle infezioni da batteri multiresistenti – resistenti cioè a tutte le classi di antibiotici convenzionali – si sta facendo drammatico. Ceppi resistenti si vanno sempre più selezionando, in particolare all’interno degli ospedali, anche a causa di abuso e utilizzo inappropriato degli antibiotici e oggi anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme. Si stima che ogni anno nell’Unione europea oltre 25.000 persone perdono la vita a causa d’infezioni batteriche resistenti. Ma c’è chi sostiene che il problema sia molto più grande. Le statistiche dimostrano che gran parte delle “infezioni killer” vengono contratte in ospedale, ed è sicuro che siano tra le principali cause di morte (a volte rubricate sotto la denominazione generica di “complicanze”) di moltissimi pazienti lungo degenti o in terapia intensiva.

È assolutamente necessario mettere in atto tutte le possibili contromisure. Una gestione attenta degli spazi ospedalieri, la possibilità di isolare i pazienti a rischio, la messa in opera di tutti i metodi preventivi, a partire dal banale lavaggio delle mani e copertura delle calzature nei reparti di terapia intensiva e lunga degenza. Il fenomeno della resistenza è dovuto alla grande plasticità genetica dei batteri, le cui popolazioni, grazie a mutazioni casuali, alla grande velocità di riproduzione e alla “pressione evolutiva”, cioè alla selezione dovuta agli antibiotici, sviluppano forme non più sensibili all’antibiotico – quest’ultimo sintetico e immutabile, incapace quindi di adattarsi alla malattia contro cui viene adoperato – che quindi si riprodurranno anche in presenza di un trattamento, producendo altri batteri resistenti. Dal punto di vista della ricerca uno dei campi da esplorare e di maggiore interesse sono le proprietà antibiotiche di sostanze naturali quali il propoli e l’olio essenziale di canapa. Anche perché sarebbe davvero importante indagare nuovi meccanismi d’azione che non ricalchino quelli già noti e su cui si sono sviluppati i fenomeni di resistenza.

Delle proprietà antibiotiche dell’olio essenziale di canapa si parla poco, ma sono numerosi gli studi scientifici che ne hanno valutato l’efficacia e alcuni risalgono addirittura agli anni ’50. Ho personalmente da pochissimo assistito ad un’interessante conferenza presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna da parte di un gruppo di lavoro coordinato dal Dr. Lorenzo Nissen sugli effetti dell’olio essenziale di canapa da industria su alcuni ceppi di Escherichia coli resistenti agli antibiotici (un ceppo particolare di E. coli è stato la causa delle infezioni, giornalisticamente note come “batterio killer”, che hanno procurato alcune vittime in Germania e allarme in tutta Europa nella primavera/estate del 2011). I risultati degli studi condotti sono molto incoraggianti e meritano una particolare attenzione. È noto da tempo, d’altronde, che la canapa (Cannabis sativa) contiene cannabinoidi antibatterici (antibiotici naturali), le cui potenzialità per combattere i batteri resistenti agli antibiotici sono assodate anche se ancora da approfondire. Come riportano, ad esempio, Appendino G. e colleghi, tutti e cinque i cannabinoidi principali (cannabidiolo, cannabicromene, cannabigerolo, ∆ 9tetraidrocannabinolo (THC), e cannabinolo) mostrano una potente attività contro una varietà resistente di Staphylococcus aureus (MRSA), ceppi di notevole rilevanza clinica.

Le conclusioni di questi studi sono che l’elevato potere antibiotico dei cannabinoidi suggerisce uno specifico, ma ancora sconosciuto, meccanismo d’azione. Insomma proprio ciò di cui avremmo bisogno!

Riporto alcuni, tra i tanti, articoli che trattano l’argomento (in ordine di data):
– Krejci Z., 1958: Hemp (Cannabis sativa)–antibiotic drugs. II. Method & results of bacteriological experiments & preliminary clinical experience. – Die Pharmazie, 13(3):155-166.
– Van Klingeren B., Ten Ham M., 1976: Antibacterial activity of delta9-tetrahydrocannabinol and cannabidiol – Antonie van Leeuwen- hoek, 42(1-2): 9-12.
– Thomas Ungerleider J. T., Andrysiak T., 1985: Therapeutic Issues of Marijuana and THC (Tetrahydrocannabinol) – Substance Use & Misuse, 20 (5): 691-699.
– Appendino G., et al., 2008: Antibacterial cannabinoids from Cannabis sativa: a structure− activity study – J. Nat. Prod., 71 (8): 1427–1430.

fonte: trame.bottegadellacanapa.it

 





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