Per migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città, piantare gli alberi è una strategia che può portare grandi benefici insieme all’incentivazione alla mobilità sostenibile e a misure per limitare il traffico di auto e camion. 
La diffusione del verde pubblico e privato non è fondamentale solo per catturare lo smog ma anche per contrastare il temutissimo effetto dell’isola di calore, dovuto alla sproporzione tra le aree cementificate e quelle verdi, agendo in termini di riduzione della temperatura. Gli alberi infatti oltre ad assorbire CO2 e catturare le polveri sottili causate dallo smog, diminuiscono la temperatura dell’ambiente in cui sono inseriti fino a 2° centigradi.

Nonostante ciò il numero delle piante in città stenta a decollare, quelle che ci sono spesso sono poco curate e non di rado destinate all’eliminazione a causa di errori grossolani nella piantumazione originaria, come nel caso di alberi piantati in luoghi poco adatti le cui radici, bisognose di terreni profondi, finiscono per sollevare marciapiedi o danneggiare il manto stradale con problemi di sicurezza per i cittadini. Aspetti di cui le amministrazioni devono tenere conto se vogliamo godere appieno di questa risorsa naturale, facendo attenzione a preferire alcune specie ad altre per massimizzare gli effetti del rinverdimento urbano.

In uno studio condotto dai ricercatori dell’università di Southampton, si è calcolato che le aree verdi possono assorbire da 850 a 2mila tonnellate di Pm10 l’anno. Ci sono però specie che sono in grado più di altre di assorbire polveri e inquinanti gassosi che ogni anno in Italia causano circa 80.000 morti premature secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente. Vediamo quali.

Fonte: Elaborazione Coldiretti su dati Cnr





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