Nausea, vomito, brividi. Questi sono solo alcuni dei sintomi riportati dal cantante Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, durante lo scorso servizio andato in onda sul noto programma televisivo di Italia 1, Le iene, lo scorso giovedì 3 maggio.

Recatosi in California per affrontare uno dei temi più caldi degli ultimi anni, ovvero la legalizzazione della Cannabis per uso ricreativo (in vigore dal 1 gennaio 2018) , il “Justin Bieber degli anni ’80” ha intrapreso un vero e proprio tour all’interno dei maggiori punti vendita di Los Angeles alla scoperta del ‘mondo verde’.
Ebbene sì, dietro a questa semplicissima pianta si nasconde un vero e proprio mondo parzialmente conosciuto dall’uomo.
E’ largamente riconosciuto, infatti, il suo impiego nel campo tessile, nella produzione di carta e plastiche biodegradabili e nel campo dei combustibili da biomassa (riducendo l’inquinamento provocato dall’impiego del petrolio), oltre ovviamente all’uso terapeutico e ricreativo.
Pupo, che prima d’allora non aveva toccato nemmeno una sigaretta, ha avuto modo di sperimentare di persona quest’ultimo campo.

Le Iene non sono nuove all’argomento e come (quasi) ogni volta che lo trattano, lo fanno in maniera superficialedisinformando e preoccupandosi solo di creare uno scoop, uno scandalo o una qualsiasi cosa in grado di fare audience. Non è andata in maniera diversa nemmeno questa volta.

Dopo aver fumato un bong e mangiato in modo abbastanza imprudente diversi tipi di gelato alla cannabis, il cantante ha dovuto fare i conti con il suo primo trip. Dopo un’iniziale euforia, man mano ha sperimentato quelle che sono le potenzialità psicoattive dei cannabinoidi ed i vari ‘effetti collaterali’ come la fame chimica e la sete.
Al rientro in hotel, però, ha iniziato a manifestare i sintomi citati ad inizio articolo, con il conseguente allarme della compagna Patricia che non ha esitato ad allertare la troupe.

Una nottata da inferno insomma, culminata con la richiesta di abbandonare un servizio che, a suo dire, si è rivelato quasi fatale per la sua vita. Immaginate la reazione dell’opinione pubblica davanti al popolare cantante italiano che, ripresa lucidità, con lo sguardo in camera dice: “Sono stato a un passo dalla dipartita” (come dire che ha rischiato di morire).

Apparentemente il servizio mostrerebbe quello che si nasconde dietro al semplice senso di benessere indotto dalla fattanza, la cosiddetta “altra faccia della medaglia”.
Un colpo vero e proprio alla legalizzazione in Italia.
Ma le cose stanno davvero così? Questa sostanza è davvero così pericolosa per l’uomo da intraprendere la strada verso il proibizionismo?

Charles Baudelaire definì l’Hashish (derivato della cannabis) una sostanza “inutile e dannosa” in quanto riteneva fosse capace di portare l’uomo ad evadere dalla realtà rifugiandosi in mondi fittizi, i famosi “Paradisi Artificiali”. Egli, inoltre, spezzò il legame arte-droga definendo quest’ultima controproducente alla creatività umana.
Eppure è un dato di fatto che alcune delle più belle composizioni musicali, letterarie e pittoriche sono state create da artisti sotto effetto di sostanze psicotrope.
Artisti del calibro di Stephen King, Andy Warhol, Van Gogh, probabilmente anche William Shakespeare, hanno fatto uso di droghe per produrre alcune delle loro opere.
Non che sia un invito a farne uso, ma soltanto un pensiero per far riflettere.

Se da sempre l’uomo ha tratto dalla natura benefici in campo medico, nel caso della cannabis la valenza potrebbe essere anche sociale.
Ma, come tutte le cose, anche su di essa ne va fatto un uso responsabile e consapevole.
Qualsiasi abuso (alimentare, sanitario, fisico, etc..) porta inevitabilmente a spiacevoli conseguenze.

Pensateci, ci sarebbe stato un epilogo diverso se Le Iene avessero fatto bere ad un astemio il quantitativo di alcol equivalente alla cannabis che ha fumato e mangiato Pupo? Molto probabilmente sarebbe finita in tragedia, con un coma etilico o peggio (d’altronde è bene ricordare, l’alcol causa ogni anno oltre 3milioni di morti nel mondo, a differenza della cannabis che non ne ha causato nemmeno uno in tutta la storia dell’umanità).

Ma anche con la cannabis (così come con qualsiasi sostanza in grado di alterare il nostro stato psico-fisico) bisogna avere un approccio delicato, in modo da poter prendere gradualmente consapevolezza di quelli che sono gli effetti, spesso percepiti in maniera del tutto soggettiva.
Se assunta nel modo corretto potrebbe diventare un’arma contro lo stress causato da questa società frenetica e un ottimo aiuto e rimedio naturale contro patologie attualmente curabili solo in parte.

Il proibizionismo nel suo senso più intrinseco, ovvero inteso come luogo comune di pensiero che considera chi ne fa uso un ‘tossico’ dal cervello bruciato che ha perso la propria partita con la vita, non ha fatto altro che spingere molti giovani ad emarginarsi dalla società ed a trovare rifugio proprio nelle droghe, spesso spingendosi ben oltre la cannabis.
Un vero e proprio ‘Effetto Pigmalione’ direbbe Robert Rosenthal, lo scienziato che per primo ipotizzò l’esistenza di una correlazione tra aspettative e risultati.
Secondo lo scienziato tedesco-americano, infatti, il giudizio da parte delle masse condiziona profondamente la psiche delle persone, causandone la crescita o l’annullamento.
Una società proibizionista che vede i drogati come dei soggetti da rinchiudere ed emarginare non fa certo il bene della collettività.
“L’abito non fa il monaco” recita un noto proverbio popolare.

Allora perché non si riesce ad avere una visione completa che giudichi l’uomo in base a quello che è e non per quello che assume? Un limite della mente umana?
Può darsi.

Resta il fatto che questo servizio de Le Iene, ancora una volta, getta cattiva luce sulla cannabis, non approfondisce in alcuna maniera i suoi utilizzi, i suoi benefici (sociali, economici, fisici) e soprattutto crea ulteriori pregiudizi nei confronti di questa pianta. Ne sentivamo il bisogno?

A voi le riflessioni.





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