Quando si parla di cambiamenti climatici si fa in genere riferimento ad una variazione delle temperature medie e alla variabilità del clima. Questi fenomeni interessano tutte le zone del mondo, con intensità differenti, e negli ultimi tempi sono sempre più rapidi. È infatti utile evidenziare che in passato i cambiamenti climatici erano dovuti a fenomeni naturali quali attività solare, variazioni orbitali e cosi via mentre oggi è l’attività dell’uomo la causa primaria dei vari scombussolamenti. La cosa probabilmente più angosciante è che la situazione, per gli esperti, è in peggioramento.
Insieme a questi cambiamenti repentini e inquietanti nascono svariate e improbabili teorie complottistiche di cui avremo sentito parlare, con particolare riferimento alle “scie chimiche”, con cui si sostiene che alcune scie di condensazione, create dagli aerei servano a modificare il clima, e agli esperimenti dell’Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program), un programma di ricerca condotto dall’Air Force Research Laboratory e dell’Office of Naval Research degli stati uniti, con base in Alaska, dove sono state installate una serie di antenne che secondo alcuni servirebbero a modificare il clima. Per capire la vera natura di queste teorie abbiamo contattato Paolo Attivissimo.

  

Cosa ne pensi delle scie chimiche?
Penso che dopo oltre vent’anni (la teoria è nata negli USA intorno al ‘95), se ci fosse qualcosa di vero ne avremmo le prove schiaccianti. Non parlo di analisi chimiche tutte da interpretare o di osservazioni di scie da parte di dilettanti: parlo di prove vere. In questi vent’anni, nessuno ha mai documentato un rifornimento di questi presunti aerei “chimici”; nessuno dei presunti partecipanti ha mai confessato, neanche per errore, in un momento di ubriachezza, in punto di morte. È credibile che migliaia di persone siano tutte perfettamente onerose? E a me viene sempre una domanda: ma quelli che (in teoria) partecipano al complotto, quelli che riforniscono gli aerei, li pilotano, li riparano, li fabbricano, li dirigono durante queste presunte irrorazioni di veleni, quando tornano a casa alla fine del turno di lavoro, non respirano anche loro quello che hanno spruzzato? E quando i figli vanno a scuola? Si avvelenano da soli la famiglia? Non ha senso. Io credo che la teoria delle “scie chimiche” sia un’ottima storia finta, fabbricata per distrarci dai problemi veri.

E dell’HAARP? C’è qualcosa di vero nelle cospirazioni dei teorici?
Direi di no: per togliersi il dubbio basta chiedere a una persona competente in radiotecnica o in fisica di fare due conti. La potenza dei generatori di HAARP è nota, quella delle sue antenne anche, per cui arrivare a dati precisi è abbastanza facile. In sintesi, l’energia rilasciata da HAARP è niente rispetto a quella presente nell’atmosfera. Pensare che un’installazione come HAARP possa influenzare il clima o scatenare terremoti è come pensare che una nave possa affondare se vi atterra sopra un gabbiano.

È vero, secondo te, che i governi stanno cercando di essere in grado di cambiare il clima per uso umano (forse a scopo agricolo) e probabilmente anche per usarlo come arma?
No. Conoscendo la stupidità umana, sono sicuro che vorrebbero tanto poterlo fare, ma per fortuna le energie necessarie per cambiare il clima (non la meteorologia ma proprio il clima) sono immense e ben al di fuori dalla portata dei governi. Per dare un’idea, secondo i dati del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), un singolo uragano rilascia energia termica pari a una bomba atomica da 10 megatoni (500 volte quella di Hiroshima) ogni venti minuti. Non c’è competizione. Il massimo che si riesce a fare è deviare i corsi dei fiumi o prosciugare i bacini, come è successo per il Lago d’Aral. Ma ci sono voluti decenni.

Quali sono gli errori più comuni della stampa quando si parla di cambiamenti climatici?
Credo che ce ne siano due fondamentali: uno è quello di confondere il clima e la meteorologia. La meteorologia si occupa delle condizioni atmosferiche sul breve periodo; il clima descrive le condizioni a lungo periodo. Il secondo è quello di pensare che i cambiamenti climatici siano semplici e unidirezionali: verso il caldo o verso il freddo, per esempio. Non è così: i cambiamenti climatici variano anche la quantità di energia nell’atmosfera, per cui rendono gli eventi meteorologici più violenti. Una nevicata nel deserto non significa che la Terra si sta raffreddando e non controbilancia l’aumento globale delle temperature medie o lo scioglimento dei ghiacciai e del ghiaccio artico e antartico.

Il 2016, anno record con una temperatura di 1,4° C al di sopra della media del secolo scorso, si è chiuso con shock termici decisamente anomali. Ma le statistiche dimostrano che negli ultimi anni le emissioni si sono stabilizzate, si può prevedere come si evolverà nel futuro?
Con precisione, no: la Terra è un sistema immensamente complesso che non conosciamo a fondo. Ci manca qualunque termine di paragone (non abbiamo una “Terra bis” per fare esperimenti). Ma gli esperti sono concordi nell’indicare come tendenza generale un clima futuro più estremo e violento e un probabile innalzamento graduale dei livelli dei mari e degli oceani che renderà inabitabili alcune grandi città e coprirà alcune isole. Si discute su quando accadrà, ma non sul fatto che accadrà. Sono cose che possiamo gestire se ne accettiamo la realtà e ci prepariamo per tempo invece di sprecare montagne di denaro in guerre e far finta di niente.

È vero, come ha detto Di Caprio nel suo documentario, che siamo nel momento di non ritorno?
Visto che i cambiamenti climatici avvengono nel corso di decenni, parlare di “momento” di non ritorno è probabilmente una licenza poetica. Di certo non è il caso di restare con le mani in mano e far finta che tutto vada bene.

Che cosa può fare una singola persona per evitare questo futuro critico?
Ciascuno di noi può guardare le proprie abitudini e i propri consumi e chiedersi quali emissioni inquinanti può ridurre. A livello di economia domestica, gli esperti indicano che gli impianti di riscaldamento vecchi sono una delle principali fonti di inquinamento: aggiornarli, o meglio ancora convertirli a soluzioni a basso o zero inquinamento, è un passo nella giusta direzione. Ma anche ridurre i consumi di carburante, viaggiando meno, guidando meglio e usando auto più parsimoniose (o elettriche) è utile, come lo è ridurre i consumi elettrici: a volte basta davvero un piccolo sforzo, come un cambio di frigorifero o di lavatrice. In generale, credo che sia importante abituarsi, e soprattutto abituare i giovani, a una mentalità, a uno stile di vita che rispetti la natura invece di sprecarne le risorse, senza per questo diventare ossessivi. E naturalmente si può chiedere ai governi locali e nazionali di adottare politiche di sostenibilità.

 

a cura di Mario Catania ed Enrica Cappello

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