donne cannabisLa rivista emblema della moda femminile Elle, nella sua edizione americana,  ha parlato degli influssi della cannabis legale sul mondo della moda, del lusso e degli stili di vita. Nel corso di una settimana dedicata a donne e cannabis, il più classico magazine per signore ha reso visibili su web le donne che utilizzano cannabis per i diversi motivi e che lavorano con successo nella nuova industria. Intanto uno studio ha evidenziato, fra le altre cose, il ruolo delle donne fra 30 e 50 anni nel recente percorso di legalizzazione della cannabis negli Stati Uniti. È stato condotto nel Regno Unito dal Research Institute for Arts and Humanities con il suo Global Drug Policy Observatory ed è consultabile a questo link.

Donne a capo di un’industria nascente. Elle ha presentato alcune delle più potenti donne della cannabis americana nel 2014, anno di reale esplosione del nuovo business. Nel mondo dei media e dello spettacolo troviamo la giornalista Charlo Greene, proprietaria dell’Alaska Cannabis Club e fervente attivista. Consegnata alla storia dei blob per il suo “Fuck it, I quit” quando ha dato le dimissioni in diretta dalla rete televisiva dell’Alaska KTVA in nome della legalizzazione. Vediamo poi Cheryl Shuman, che ha lavorato nel grande portale media sulla cannabis KusH e oggi gestisce un fondo di investimento di 100 milioni di dollari in questa industria.  È fondatrice del Beverly Hills Cannabis Club di Los Angeles, per i pazienti in difficoltà di quel quartiere. Sul sito web della sua agenzia di relazioni pubbliche e comunicazione la vediamo sorridere in un’enorme fotografia insieme a una fiammeggiante Ferrari, da guidare responsabilmente. Amy Dannemiller, nome in codice Jane West, organizza cene gourmet a base di cannabis, eventi e celebrazioni  a tema. È a capo della società Edible Events e dell’organizzazione  Women Grow, che si occupa del supporto e della formazione per le donne che vogliono entrare nell’industria della cannabis.

Scienziate, politiche, attrici e autrici. La senatrice di Brooklyn Diane Savino è in prima linea per la cannabis terapeutica in pediatria e per la legalizzazione nello stato di New York. E anche Amanda Reiman, professoressa e ricercatrice. La sua conferenza del 2006 sulle modalità di funzionamento dei dispensari all’interno del sistema sanitario statale ha dato una spinta importante all’attuale progresso legislativo per la cannabis terapeutica. C’è poi Lakisha Jenkins, naturopata, presidente della California Cannabis Industry Association e fondatrice di Kiona’s Pharmacy. E Salwa Ibrahim, proprietaria di un grande dispensario a Oakland , direttore di MediFarm e vice presidente di TerraTech. Infine, a New York City le Green Angels impersonano un servizio di consegna a domicilio 24 ore su 24 di un’ampia varietà di prodotti. Un servizio di qualità con prezzi adeguati.

Il fattorino della cannabis, se non è una bella ragazza, è diventato un personaggio dinamico a cui far capitare disavventure: molte donne recitano e scrivono commedie ed ecco il grande successo di Katja Blichfeld, ideatrice delle serie webTV sulle avventure di un pony express della cannabis, sempre a New York. Serie applaudite come le precedenti Weeds’  dell’autrice Jenji Kohan.  E spuntano le stelle. Attrici come Greta Lee, che non necessariamente sono consumatrici di cannabis, ma sono particolarmente brave ad interpretare i diversi caratteri delle donne che invece ne fanno largo uso nelle serie televisive e nei film di Hollywood. Greta Lee ha scritto questo articolo sulla sua vita da attrice della cannabis.

Il ruolo delle donne nella legittimazione sociale. Naturalmente non solo Elle parla delle donne nell’industria della cannabis. Il New York Times pubblica questo articolo nella sezione moda e stili di vita a proposito delle fondatrici di Cannabrand, un’agenzia di pubblicità guidata da due donne. I clienti sono i dispensari di cannabis che vogliono riposizionarsi sul mercato e raggiungere una nuova clientela. Il branding paga, come dimostrano le campagne pubblicitarie per gli alcolici, e ora che negli Stati Uniti la cannabis ricreativa sta diventando socialmente accettabile, al pari e più dell’alcol, il marketing punta su un nuovo pubblico. D’altronde è impossibile negare che il THC abbia meno calorie dell’alcol, e questo è un buon argomento femminile al momento di scegliere un cocktail o un drink analcolico con cannabinoidi. Comunque sia, via da scaffali e siti web foto di Bob Marley, pipe stravaganti, immagini psichedeliche e rapper con facce stonate. Via le magliette troppo comode e colorate. Una sobria eleganza internazionale con un tocco di creatività è quanto mostrano al pubblico i nuovi imprenditori e, soprattutto, imprenditrici della cannabis.  A proposito di donne, cannabis e mondo del lavoro, tornando indietro nel tempo troviamo un articolo su Marie Claire versione USA intitolato Stiletto stoners che racconta come una su cinque donne americane consumatrici di cannabis guadagni più di 75mila dollari l’anno. Donne con carriere e vite sociali invidiabili che al termine di una giornata di lavoro, magari su tacchi alti (da qui il nome dell’articolo), rivendicano il diritto alla cannabis senza discriminazioni e pregiudizi.

A proposito di parità. Sulla pelle delle donne si è giocata un’interessante partitella mediatica nei talk show televisivi americani, dove le mamme che si dichiaravano pazienti e consumatrici di cannabis venivano sempre taciute di scarso amore verso i figli. Cosa che ai papà maschi succedeva più raramente. Qualche pregiudizio in più da affrontare quindi, anche in un’America più sessualmente paritaria rispetto alle coste del Mediterraneo. La risposta delle donne statunitensi e canadesi è stata semplicemente una partecipazione sempre più attiva nelle organizzazioni per la legalizzazione e nelle nuove attività imprenditoriali. Però, col passare degli anni, le donne diventano più avverse al rischio e tendono a credere maggiormente nelle autorità, dice Sabrina Fendrick, fondatrice della NORML Women’s Alliance. Secondo la dirigente di NORML per mantenere e aumentare il consenso fra le donne serve un’informazione equilibrata, oltre a leggi che leghino i proventi delle tasse sulla cannabis a programmi di educazione scolastica e assistenza sociale. Le associazioni di donne e mamme per la riforma delle leggi sulla cannabis si stanno moltiplicando: oltre a NORML c’è Mothers Against Misuse and AbuseCannaMoms e Moms for Marijuana. Se Big Mama non è contenta, nessuno è contento.





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