Nella primavera dell’anno appena passato è iniziato l’esperimento, più sperato che riuscito, di trasferire online tutta l’esperienza formativa della scuola. All’interno di un contesto già molto impoverito da anni di tagli e sprechi, l’istruzione ha dovuto rassegnarsi al disinteresse del governo. La sfiducia nel futuro dei ragazzi traspare in una DAD (didattica online) subalterna e trascurata, inefficace dove il gap formativo dello studente va colmato da insegnanti di sostegno.

Da una didattica incapace di essere inclusiva sono tagliati fuori migliaia di studenti con disabilità e necessità di supporto affiancato. L’approccio delle istituzioni è timido e irrisorio, appena tremila euro dal decreto ristori per attività con professori di sostegno. Una mancia che non basta. Il governo sembra essersi dimenticato dei 261 mila alunni disabili delle scuole primarie e secondarie. Non è stato stanziato un euro per aiutare i disabili delle scuole superiori. Più di 70 mila studenti con forme più o meno gravi di autismo sono ad oggi dimenticati dalle istituzioni e dall’Inps, che non riconosce nemmeno il congedo a chi ha figli disabili con più di quattordici anni. Ma un disabile psichico può stare a casa da solo?

Lo racconta la mamma di Paolo, ragazzo diciannovenne all’ultimo anno di liceo linguistico. Paolo soffre di autismo. Da marzo 2020 non è più tornato a scuola. La DAD per lui è soltanto uno strano suono pronunciato qualche volta da chi gli sta attorno. Non prende più l’autobus per andare a scuola, e non vede più i suoi compagni di classe. Paolo e i suoi genitori hanno paura che l’esperienza scolastica finirà così, nel nulla. Per Paolo è impossibile ascoltare, guardare, capire e non distrarsi mentre il professore spiega. Il mancato aiuto psicologico gli impedisce di comprendere questo nuovo percorso e i progressi fatti in aula sono quasi spariti. Adesso è nervoso, siede inconsapevole e infelice sul divano come migliaia di suoi coetanei.

Più di settantamila studenti con disabilità non hanno partecipato alla didattica distanza e lo stesso continua ad accadere. Un terzo degli studenti autistici è rimasto fuori dal circuito formativo e nel frattempo le decisioni sono gestite dai dirigenti scolastici, ammettendo anche un uso opinabili di libero arbitrio. C’è chi ha messo le lezioni in presenza per i ragazzi disabili, ma consentendole esclusivamente con l’insegnante di sostegno. Di fatto questo isola ancora di più i ragazzi con difficoltà. La pandemia ha reso tangibile l’arretratezza della scuola e ha aumentato il divario fra i giovani. Chi può permettersi un computer per figlio e chi no, chi può pagare terapie con specialisti e chi no, chi ha bisogno di un insegnante di sostegno e chi no.

Adesso che la calamità è una pandemia mondiale, l’inesistenza della scuola rischia di diventare emergenza. Le cicatrici invisibili compaiono su migliaia di giovani disabili e autistici che vivevano la scuola prima di tutto come luogo di amicizie. Il senso di malessere e solitudine mostra che per questi ragazzi la scuola da casa è in realtà crisi da casa.





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