Com’era ovvio, anche il mondo della cannabis è costretto a fermarsi per l’emergenza virus COVID-19. In Italia sono oltre 700 i negozi e le attività di settore costretti a interrompere le proprie attività fino a data da destinarsi, una situazione di emergenza mai vista prima. Ma l’onda di propagazione del virus si estende rapidamente anche ad altri paesi.

In Spagna è stato dichiarato lo stato di allerta venerdì scorso, lo stesso giorno in cui sarebbe dovuta iniziare Spannabis, una delle fiere più importanti d’Europa, che è stata annullata solo due giorni prima, generando non poche polemiche tra gli operatori del settore. Sempre in Spagna, il lockdown ha imposto l’interruzione delle attività anche per i Cannabis Social Club (CSC). Molti soci sono rimasti senza scorte per affrontare questo periodo incerto, ma le conseguenze più gravi le subiranno quei consumatori a scopo terapeutico che non hanno altro luogo dove rifornirsi. Infatti, l’unico farmaco a base di cannabis disponibile nelle farmacie spagnole è il Sativex.

In Olanda, invece, ieri il governo ha annunciato in tutta fretta la chiusura dei coffeshop dalle sei di pomeriggio fino al prossimo 6 aprile. La misura ha fatto riversare molta gente in strada alla ricerca di cannabis, e le code davanti ai coffeeshop di tutto il paese non sono mancate.
Nelle prossime settimane, vedremo quale sarà l’impatto del virus negli stati d’oltreoceano in cui la cannabis è legale. La speranza è che il patogeno venga presto controllato e il cannabusiness ne esca più consapevole di prima.





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