cannabis galera repressione war on drugsIl prossimo aprile 2016 si terrà all’Onu la nuova conferenza internazionale sulle droghe, un appuntamento che potrebbe segnare finalmente la svolta mondiale verso la fine del proibizionismo, della “war on drugs” e della criminalizzazione dei consumatori di sostanze. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite, il principe giordano Zeid Ra’ad Zeid Al-Hussein, ha anticipato i tempi pubblicando una serie di raccomandazioni per limitare gli impatti negativi che l’attuale sistema internazionale ha sui diritti umani.

Si tratta di sette raccomandazioni, le quali sono innanzitutto indirizzate a quei paesi dove ancora il semplice consumo o possesso di sostanze è punito con pene carcerarie e/o corporali anche molto elevate, o dove vige la pena di morte per traffico di droga. Tuttavia il governo italiano non può, e non deve, sentirsi del tutto al riparo da queste raccomandazioni. Perché se è vero che in Italia il consumo e il possesso di sostanze a scopi personali sono formalmente non punibili penalmente, è altrettanto vero che ancora in troppi – tra i consumatori e quelli che l’Onu chiama “micro-distributori” di sostanze – subiscono arresti, persecuzioni, processi e, spesso, il carcere.

Tanto meno la politica italiana può sentirsi esonerata da una sana e proficua discussione sul punto 5 delle raccomandazioni, laddove l’Alto Commissario Onu raccomanda di “prendere in seria considerazione il grave impatto che un arresto per motivi di droga può avere sulla vita di una persona”, raccomandando di prevedere misure di recupero e alternative al carcere per consumatori e piccoli spacciatori. In Italia, infatti, nonostante la bocciatura della legge Fini-Giovanardi, sono ancora migliaia i detenuti per la coltivazione o la cessione di piccole quantità di sostanze stupefacenti, tra questi migliaia di tossicodipendenti (e si arriva così al punto 1 e 2: anche su questi l’Italia deve muovere molti passi in avanti) e decine di migliaia di arrestati per piccoli reati connessi all’uso di cannabis.

Ecco le sette raccomandazione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite:

1. RIDUZIONE DEL DANNO.
Il diritto alla salute deve essere protetto per assicurare che tutte le persone che usano droghe abbiano accesso alle informazioni per proteggere la propria salute e non subiscano alcun tipo di discriminazione. I programmi di riduzione del danno, in particolare le terapie sostitutive con oppiacei, devono esser disponibili e offerte alla persone con problemi di dipendenza, specialmente per coloro che sono in prigione o in altri regimi di custodia. Considerazione deve esser data a rimuovere ostacoli per il diritto alla salute includendo la decriminalizzazione dell’uso e del possesso personale di droghe; inoltre i programmi pubblici relativi alla salute devono esser aumentati. Il diritto alla salute richiede un miglior accesso alle medicine essenziali specialmente nei paesi in via di sviluppo

2. DIRITTI DEGLI ARRESTATI.
Arresti e detenzioni arbitrarie devono cessare, insieme alla tortura e tutte le altre forme di maltrattamenti, il diritto a un giusto processo deve esser garantito in accordo con le norme internazionali, incluso il rispetto delle persone che sono arrestate, detenute o incriminate per reati connessi alle droghe. Alle persone con problemi di dipendenza in regime di custodia non possono essere negate le terapie sostitutive. Le terapie a base di oppiacei devono esser offerte, in ogni circostanza, poiché fanno parte del diritto alla salute.

3. NO ALLA PENA DI MORTE PER DROGA.
Il diritto alla vita delle persone arrestate per crimini legati alle droghe deve esser protetto nel rispetto dell’articolo 6 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e della giurisprudenza del Comitato Onu sui diritti civili e politici. Queste persone non devono esser soggette alla pena di morte. Il diritto alla vita deve esser sempre protetto dalle forze dell’ordine nei loro sforzi relativi al perseguimento dei crimini relativi alle droghe e tenuto di conto nell’eventuale uso della forza in modo proporzionale. Le esecuzioni extra-giudiziarie devono esser immediatamente soggette a indagini efficaci e indipendenti per assicurare alla giustizia i responsabili.

4. PROTEZIONE DEI SOGGETTI DEBOLI.
Le minoranze etniche e le donne, che hanno droghe in loro possesso, o che sono dei “micro-distributori” devono esser protetti dalla discriminazione. Considerazione deve esser data alla riforma di leggi e politiche per affrontare gli impatti più disparati di tali politiche sulle minoranze e le donne. Occorre fornire una preparazione specifica per gli operatori delle forze dell’ordine e dei servizi sociali che entrano in contatto con chi usa le droghe al fine di eliminare le discriminazioni.

5. ALTERNATIVE AL CARCERE.
Prendere in seria considerazione il grave impatto che un arresto per motivi di droga può avere sulla vita di una persona; occorre immaginare alternative all’incriminazione e all’incarcerazione di chi è responsabile di condotte minori e “non-violente” collegate agli stupefacenti. Conseguentemente, riforme miranti al ridurre l’eccessiva carcerizzazione dovrebbero esser prese in considerazione.

6. PROTEZIONE DEI MINORI.
I diritti dei fanciulli devono esser protetti focalizzandosi sulla prevenzione e comunicando, in un modo che possa esser appropriato ai bambini e a persone in tenera età, le informazione relative ai rischi di trasmissione dell’HIV e altri virus trasmessi per via ematiche e per l’assunzione di sostanze per endovena. I bambini non devono esser soggetti a procedimenti giudiziari, le risposte a tali problemi devono esser trovate nell’educazione sanitaria, nelle cure, inclusi i programmi di riduzione del danno e reintegrazione sociale.

7. DIRITTO AGLI USI TRADIZIONALI DI SOSTANZA PSICOATTIVE.
I popoli indigeni hanno il diritto di seguire le loro pratiche tradizionali, culturali e religiose. Là dove le droghe sono parte di queste pratiche, il diritto all’uso per questi specifici scopi deve esser protetto nel rispetto delle limitazioni previde dalle norme relative ai diritti umani.





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