Non esiste un solo modo per contrastare il riscaldamento globale, ma diversi. E per avere una possibilità di successo, è necessario che tutti agiscano di concerto. Non basta quindi piantare alberi, affidarsi a fonti di energia alternative, ridurre l’inquinamento delle industrie, cambiare in prima persona le nostre abitudini a vantaggio di altre più attente all’ambiente: tutte queste azioni, affinché portino all’obiettivo sperato, devono avvenire contemporaneamente.

Tra queste, anche la riduzione dell’orario di lavoro. Sì, avete letto bene. Una ricerca di Autonomy, una società di ricerca focalizzata sul futuro del lavoro, ha messo in relazione il tempo che passiamo lavorando con il danno ambientale di cui siamo responsabili per questo: pensate alle emissioni di CO2 dovute al traffico delle persone costrette a spostarsi per raggiungere il posto di lavoro ogni giorno oppure ai rifiuti che produciamo mentre svolgiamo le nostre attività. Bene, questo studio ha calcolato quanto dovremmo ridurre le nostre giornate lavorative per contrastare il riscaldamento globale nel caso in cui altri cambiamenti – come la creazione di posti di lavoro verdi o l’utilizzo di fonti di energia alternative a quella fossile – tardino a manifestarsi. I risultati sono sorprendenti. In Gran Bretagna la settimana lavorativa dovrebbe scendere a un minimo di 9 ore e in tutti i 36 paesi dell’OCSE, dove la settimana lavorativa in media è di 40 ore, dovrebbe passare a poco più di 5. Un obiettivo a cui tendere per più di un motivo.

Lavorare meno, oltre a favorire la nostra sopravvivenza sul pianeta, ci rende più produttivi. In Europa, il nostro orario di lavoro è più breve rispetto agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna e diversi studi confermano che la produttività è invece più elevata. Paesi come l’Olanda e la Danimarca sono più efficienti degli Stati Uniti o della Gran Bretagna. E non a caso hanno anche livelli più elevati di benessere. Lavorare di meno, infatti, non significa recessione economica. In realtà, è vero il contrario. Orari di lavoro più lunghi rendono le persone stanche e piene di frustrazioni, quindi meno produttive. Inoltre, vi sono prove che lavorare troppo compromette la salute. Diversamente, lavorare di meno porta benefici psicologici. Significa meno stress e ansia. Significa relazioni migliori, perché trascorriamo del tempo con i nostri cari e abbiamo più energia da dare: lavorare 40 ore alla settimana è un limite per le nostre vite, perché significa perdere di vista tutto un ventaglio di possibilità. C’è così tanto da imparare nella vita, così tanti modi diversi di mettere a frutto i nostri talenti, così tante esperienze da sperimentare, così tante attività da vivere. Lavorare meno ci permette di avere più tempo e energie per alimentare la nostra creatività, cosa che porta ad avere una vita più significativa e positiva. Passando tanto tempo lavorando, è difficile trovare tempo ed energia per qualsiasi altra cosa. Lavorare meno ci consente anche di provare la gioia del non fare nulla in particolare, se non godere del momento e viverlo.

Tutti sanno che la nostra enfasi sul lavoro è decisamente esagerata e dannosa. Basti pensare che se dedichiamo gran parte delle ore della giornata al lavoro, non importa se nei panni di un uomo d’affari o di un professionista di successo, non siamo molto diversi da un operaio in una città industriale del XIX secolo. Siamo un oggetto economico, la cui vita ha valore solo in termini del lavoro svolto. Ma c’è una buona notizia: abbiamo la libertà di cambiare e di rendere la nostra vita più significativa e appagante.

Detto ciò, ridurre l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse lavorando meno, potrebbe essere inutile senza ripensare per intero alla nostra idea di economia. È chiaro che la popolazione mondiale non può continuare a produrre e consumare beni materiali al ritmo attuale. Gli effetti sull’ambiente sono troppo gravi. Il nostro pianeta sta già soffrendo per lo sforzo e non sarà in grado di resistere a lungo. I problemi che siamo chiamati a risolvere oggi per evitare l’estinzione, sono tipici di un sistema economico che privilegia la crescita del PIL rispetto al benessere e alla salvaguardia della natura. Eppure non mancano studi che dimostrano che un livello di ricchezza più elevato non ha mai reso i paesi più felici come invece accade in quelli dove l’attenzione al welfare è reale, paesi che non a caso sono anche quelli più attenti all’ambiente.

Ripensare al lavoro significa immaginare un futuro in cui il mito per la crescita continua di pochi sia sostituito da un impegno collettivo per la prosperità sociale e ambientale. Ecco perché è in crescita il numero di attivisti, imprenditori e politici in cerca di una nuova economia che non può prescindere dalla necessità di lavorare in modo diverso, non solamente meno. L’urgenza è quella di incentivare lo sviluppo di posti di lavoro verdi che oggi hanno superato i tre milioni. Le implicazioni e le potenzialità della transizione alla circolarità riguarda moltissimi settori, dall’agricoltura alla comunicazione, fino alla moda e all’ecofinanza. Per scoprire le nuove competenze green più richieste, può essere utile dare un’occhiata alla guida alle professioni sicure, circolari e sostenibili: “100 green jobs per trovare lavoro”, Edizioni Ambiente, un volume utile anche per capire come potremmo cambiare in meglio il mondo.

Mena Toscano
Giornalista, scrive solo per testate indipendenti





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