La produzione globale di fibre tessili è più che raddoppiata in tutto il mondo negli ultimi 20 anni con conseguenze sull’ambiente che ormai tutti conosciamo: oltre allo spreco di acqua, alle emissioni di anidride carbonica, all’impiego di insetticidi e pesticidi e a discariche piene di vestiti usa e getta, a loro vanno imputate quasi 13mila tonnellate di microfibre, sia naturali che sintetiche, che ogni anno al momento del bucato dalla lavatrice di casa nostra finiscono dritte nei mari e fiumi. Stiamo parlando dell’equivalente di due camion della spazzatura al giorno solo per quel che riguarda l’Europa.

Le microfibre sono sempre più spesso trovate negli organismi filtratori acquatici come mitili e ostriche, ma anche nello stomaco di pesci ed uccelli marini, nei sedimenti, nel sale da cucina e nell’acqua in bottiglia. Che implicazioni potranno avere sulla salute degli ecosistemi e su quella umana?

Ad ogni ciclo di lavaggio si perdono in media 114 mg di microfibre per chilo di capi inseriti in lavatrice e per fermarle a nulla valgono gli impianti di trattamento delle acque reflue, che a causa delle loro piccolissime dimensioni – inferiori ai 5 mm – non costituiscono una barriera efficace per impedirne la dispersione nell’ambiente. Però, se tutti noi prendessimo alcuni accorgimenti al momento del lavaggio in lavatrice dei nostri panni sporchi, allora potremmo ridurne di molto il quantitativo.

A sostenerlo è il più importante studio mai realizzato sull’impatto ambientale delle microfibre da biancheria domestica pubblicato sulla rivista scientifica Plos One. I ricercatori hanno ottenuto una riduzione del 30% della quantità di microfibre rilasciate in acqua quando hanno eseguito un ciclo di lavaggio a 15° C di 30 minuti, rispetto a un ciclo standard a 40° C di 85 minuti. Oltre alla rilevanza delle temperature, lo studio suggerisce alcuni accorgimenti che potrebbero fare la differenza. Ecco alcuni consigli che tutti noi possiamo seguire.

Lavaggi meno frequenti
I nuovi vestiti rilasciano più microfibre rispetto ai vestiti più vecchi. Il rilascio di microfibra è risultato più evidente nei nuovi vestiti durante i primi otto lavaggi. Lavare meno evita anche di sprecare acqua ed energia, meglio indossare i capi qualche altra volta in più prima del passaggio in lavatrice.

Lavatrici a freddo
Lavando al di sopra dei 30°C le fibre si rompono più facilmente.

Centrifuga bassa
La velocità della centrifuga influisce parecchio sulla scomposizione delle fibre: più è veloce più la probabilità di rottura delle fibre di tessuto aumenta.

Detersivi liquidi
La polvere è più abrasiva sui tessuti, aumentando così il distaccamento di microfibre, meglio quindi scegliere un detersivo liquido. Inoltre dalla ricerca è emerso che gli ammorbidenti per tessuti non hanno alcun impatto diretto sul rilascio di microfibra.

Cestello quasi pieno
Al momento dell’avvio della lavatrice, meno capi ci sono e più questi sbatteranno sulle sue pareti provocando una maggiore dispersione di fibre. Il team di ricerca consiglia ai consumatori di riempire – ma non riempire eccessivamente – le loro lavatrici. Una lavatrice correttamente riempita dovrebbe essere piena per circa tre quarti.

Programmi brevi
Il principio è lo stesso, più dura il lavaggio e più il capo d’abbigliamento è “stressato” dal movimento e dal calore, contribuendo allo staccarsi delle microfibre.

Fibre naturali
I capi in fibra naturale al 100% come lana, alpaca, cashmere, cotone e canapa sono biodegradabili. Uno studio precedente ha identificato che le fibre di cotone si sono degradate del 76% dopo quasi otto mesi nelle acque reflue, rispetto al solo 4% di deterioramento delle fibre di poliestere. Ciò significa che le fibre naturali continueranno a degradarsi nel tempo, mentre le microfibre a base di petrolio si sono stabilizzate e si prevede che rimarranno negli ambienti acquatici per un periodo molto più lungo. Un recente articolo pubblicato su Science Advances ha però messo in luce una realtà sorprendente: analizzando i campioni di fibre tessili che galleggiano negli oceani, lo studio ha rilevato che solo l’8% di queste sono effettivamente sintetiche. La spiegazione, in attesa di ulteriori ricerche, risiederebbe nel fatto che le fibre sintetiche sono in circolazione a livello massivo solo a partire dalla metà degli anni ’90, un passato giovane rispetto al cotone e alla lana che potrebbero resistere più a lungo a mollo a causa degli additivi chimici con cui vengono trattati.

Utilizzare un dispositivo di raccolta delle fibre nella lavatrice
Su internet se ne vendono diversi con diversi principi di azione. Esistono sacche dentro cui inserire i vestiti che lasciano filtrare acqua e detersivo ma non microfibre oppure sistemi ispirato ai coralli, che hanno protuberanze in grado di catturare le fibre.

Microfibre





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