Quando uscì questo disco, era il 25 agosto del 1998. Gli venne appiccicata l’etichetta “Neo-soul” per la sua capacità di unire la musica tradizionale afroamericana con i suoni moderni, una sorta di R’n’B su matrice hip-hop, in grado di citare tanto i Doors di “Light my fire in Superstar” quanto il latin rock di “To Zion” con Santana, di duettare con Mary J.Blige e D’Angelo, di interpretare ballate d’amore o rivisitare il funk con toni politici in “Every ghetto every city”.

Oggi, a vent’anni dalla sua pubblicazione, The Miseducation of Lauryn Hill, disco con cui la Hill superò ogni record raggiunto con i Fugees, ha lo status di capolavoro mentre la sua autrice, mai facile, quello di una dea (leggendari sono tanto i suoi concerti quanto i suoi ritardi sul palco).

Intuizione geniale tra le tante, fu quella di inserire tra un brano e l’altro dell’album degli interludi in cui si sente la quotidianità di un’aula di una scuola americana dove un maestro interroga gli alunni sul senso della vita e dell’amore.





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