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Negli ultimi tempi abbiamo assistito all’aumento notevole di notizie allarmanti sui presunti danni che l’uso di canapa potrebbe portare ai suoi consumatori: buchi nel cervello, dipendenza, psicosi, depressione, ansia, schizofrenia, incapacità di distinguere un semaforo rosso da uno verde, tumore ai polmoni, ai testicoli, sterilità, infertilità, pensieri suicidi, danni alle fibre nervose, alterazioni nel cervello degli adolescenti e dei feti, induce all’uso di droghe pesanti, fa diventare gay (che è un danno solo nella mente di chi lo scrive), tanto per citare le più clamorose.

Di tali notizie non sono state date adeguate prove scientifiche, tali da poter smentire studi ben più ampi e numerosi, con maggiori evidenze scientifiche che sostengono proprio il contrario: cura il glaucoma, la sclerosi multipla, l’asma, stimola il sistema immunitario, protegge dai tumori, anche ai polmoni, anche se la si fuma quotidianamente, contrasta la formazione di metastasi, contrasta l’ansia e la depressione, l’inappetenza, nausea e vomito, è neuroprotettiva e antinfiammatoria, antidolorifica, previene l’Alzheimer ed ha innumerevoli altri utilizzi medicinali ancora oggetto di studi.

E’ evidente che gli studi scientifici sono stati strumentalizzati dai mezzi di informazione principali, in mano al proibizionismo, per avere una qualche giustificazione di poter perseguitare una minoranza di persone “diverse” dal gregge, liberi ed autonomi pensatori, demonizzando l’utilissima pianta di canapa e criminalizzando chi ne fa uso, con il suo diverso stile di vita.

Criminalizzare e demonizzare chi ha idee diverse o contrarie a chi detiene il potere ed i mezzi di informazione è una pratica antica, alla base di tutte le persecuzioni, di tutti i fondamentalismi, di tutte le tirannie, di tutte le dittature. I nostri libri di storia ne sono pieni di esempi.

Se si dovessero proibire e perseguitare le sostanze in relazione alla loro reale pericolosità sulla salute, con lo stesso zelo con cui si perseguita la canapa, che non ha mai ucciso nessuno, perché, allora, non si proibiscono le armi e le centrali nucleari, dato che gli isotopi radioattivi sono quanto di più pericoloso e distruttivo per ogni forma di vita sul pianeta e la radioattività persiste con i suoi danni ambientali per decine di migliaia di anni?

Invece gli stessi partiti e le stesse persone che perseguitano l’uso della canapa ci vogliono convincere (meglio dire imporre!) che le armi e le centrali nucleari sono indispensabili e che l’energia nucleare è sicura! Ma ne abbiamo veramente bisogno? Non potremmo essere più sani e felici conducendo una vita più semplice e un po’ meno pigra? E quanti soldi ci vogliono guadagnare con questa bugia mediatica delle centrali nucleari sicure? Di sicuro ci sono solo quelli! Per chi le costruisce, non certo per tutti.

Noi italiani ci eravamo espressi con chiarezza, in due referendum, sia per depenalizzare la canapa che per non costruire centrali atomiche. Evidentemente coloro che hanno cercato di rilanciare la costruzione di centrali nucleari sul territorio sismico italiano, che sono gli stessi che hanno deciso di perseguitare la pianta di canapa e chi la usa, ci considerano una massa di deficienti. Perché ci dovrebbero comandare?

Perché non si proibiscono anche tutte le sostanze inquinanti, che provocano costantemente in tutto il pianeta un numero incalcolabile di morti e malattie, nonché mutazioni genetiche?

La maggior parte delle persone è convinta che l’industria pesante, quella chimica, sia indispensabile per garantire lo sviluppo e il benessere dell’umanità. Ma allora perché c’è lo stesso la crisi ed il ristagno dell’economia? Ed è veramente un “benessere” dover combattere con un numero sempre più crescente di tumori e malattie che prima non affliggevano il genere umano?

Con la stessa assurda logica impositiva si dovrebbe anche proibire l’alcool che è una delle peggiori droghe psicoattive ed il cui abuso causa migliaia di morti ogni anno e danni all’organismo ben più gravi della canapa?

Circa 80 anni fa lo fecero negli Stati Uniti, ma dovettero interrompere il proibizionismo, perché creava enormi problemi di criminalità e di alcoolismo.

Anche mangiare carne quotidianamente provoca un eccesso di colesterolo e l’occlusione delle arterie, con tutte le malattie cardiovascolari che ne conseguono, che sono la prima causa di morte nei paesi occidentali. Si dovrebbe proibire e perseguitare anche l’abitudine di mangiare carne? Ed il tabacco, gli psicofarmaci, il caffè, i gas di scarico industriali e delle automobili?

La storia ci insegna che non è con l’ottusa proibizione e con le fanatiche persecuzioni che si risolvono i problemi, ma con la ricerca e lo studio, accompagnati da tolleranza, rispetto e mente aperta.

Con la liberalizzazione della coltivazione della canapa e del suo riutilizzo in tutti i campi, da quello industriale a quello medico, si potrebbe avere un rilancio dell’economia, una più equa distribuzione delle ricchezze e potremmo tutti godere dello stesso tenore di vita inquinando molto, ma molto meno!

Chi si può arrogare il diritto di esprimere un giudizio morale sull’effetto benefico che la pianta di canapa produce negli esseri umani e di decidere per tutti ciò che è bene e ciò che è male?

Invece, in nome di questo assurdo giudizio morale, sono state arrestate migliaia di persone inoffensive per la società, fino a sovraffollare le carceri, con irreali presunzioni di spaccio e con modalità degne di un regime totalitario.

Il proibizionismo ottuso potrebbe avere i giorni contati e forse dobbiamo solo aspettare che finisca da solo. Non smettiamo di sognare, di pensare, di fare circolare idee nuove e anche vecchie idee, se possono servire ancora. Non smettiamo di agire appropriatamente, ognuno secondo le sue possibilità.

Altrimenti lasceremo campo libero alle mostruosità partorite dalle menti caotiche ed egocentriche di chi sembra apparentemente sano solo perché ha il denaro ed i mezzi di informazione dalla sua parte. La battaglia per la (ri)legalizzazione della canapa è una giusta battaglia, una battaglia storica, epocale, che non è solo per riaffermare il diritto di avere la libertà di usare la pianta nella nostra vita privata, ma anche di essere liberi di avere un nuovo modello di sviluppo che rispetti l’ambiente e gli esseri viventi, di curare naturalmente la nostra salute, di avere una nuova economia più equa ed equilibrata, di poter di nuovo respirare il profumo della Libertà nella nostra terra, insieme a quello della canapa in fiore.

Pierpaolo Grilli
ASCIA





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