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L’Amanita muscaria è uno dei più vecchi enteogeni conosciuti dall’uomo. L’assunzione di questo fungo provoca una condizione solitamente contrassegnata da tiramenti, fremiti, leggere convulsioni, intorpidimento delle braccia, ed una sensazione di sollievo caratterizzata da felicità, un desiderio di cantare e ballare, visioni colorate, e macropsia (vedere le cose molto ingrandite). E l’inebriamento è spesso accompagnato da entusiasmo religioso. L’Amanita muscaria cresce nelle regioni temperate dell’emisfero nord.

Il tipo euroasiatico ha la cappella che va dall’arancio intenso al rossosangue chiazzato di verruche bianche. La cappella del fungo nordamericano varia da crema a giallo-arancio. L’uso di questo fungo come inebriante sciamanico fu scoperto in Siberia nel XVIII secolo. In seguito, il suo utilizzo è stato notato fra diversi gruppi isolati di popoli siberiani, quali Ostyak, Vogul, Chuckchee, Koryaki e Kamchadal. Anche nell’arte rupestre scandinava si possono trovare numerose immagini interpretate come forme stilizzate di funghi della specie Amanita muscaria. Alcuni cappelli di questi motivi fungini sono dotati di una specie di raggiatura, come per indicare una forma di energia o potere invisibile presente nel cappello.

Più recentemente, sono state evidenziate forme e stilizzazioni fungine nelle cosiddette pietre runiche dell’isola di Gotland, a sud della Svezia. Si tratta di centinaia di pietre di calcare con funzione commemorativa, prodotte a partire dal V secolo d.c. e associate al culto di Odino. Odino è la principale divinità delle popolazioni nordiche indoeuropee. Odino è il dio della guerra, della sapienza e della conoscenza segreta. Odino è solo uno dei due o trecento nomi usati per indicare questo dio; altri epiteti sono Ygg = uovo, Jalk = gioventù, Sidhot = cappello, e Sidskeg = barba lunga. Questi nomi sono coerenti con il ciclo vitale dell’Amanita muscaria, che inizialmente si presenta come un cappello (il corpo fruttifero del fungo) chiuso e a forma emisferica, poi una volta matura si apre assumendo la classica forma a cappello che tutti conosciamo, per poi, infine, dare luogo alla lunga barba del micelio. Odino è anche il dio da un solo occhio, visto che ha donato un occhio alla fonte di Mimir per bere un sorso dalla fonte della Saggezza; e se si rimuove il cappello dal gambo di un fungo e si guarda la parte inferiore del cappello si vedrà questi che appare come un unico occhio gigante. E infatti un ricorrente grafema monocolo dell’arte rupestre del Bohuslän (Svezia) è stato interpretato come una stilizzazione dell’Amanita muscaria.

Per apprendere l’arte delle rune e della divinazione Odino rimase appeso a un albero – l’Yggdrasill – per nove giorni e nove notti. Sappiamo che l’Amanita muscaria fresca deve essere seccata prima del consumo, visto che l’acido ibotenico si trasforma mediante essiccazione in muscimolo, farmacologicamente almeno cinque volte più attivo, e principale responsabile degli effetti psicoattivi dell’Amanita muscaria. Ed anticamente il fungo veniva appeso per alcuni giorni su una stringa a seccare. L’amanita muscaria cresce ai piedi delle betulle, ma anche sotto abeti rossi e sotto altre conifere come i pini, alberi che da sempre vengono ritenuti sacri nei miti nordici.

A conferma di ciò vi sono alcuni passi nell’Edda (la raccolta poetica che narra i miti secondo la tradizione vichinga) che descrivono l’albero cosmico col nome appunto di Yggdrasil, che viene comunemente tradotto come “cavallo di Odino” o “Cavallo del selvaggio” ad indicare la componente di furore del padre degli Dei nordici (ed è noto che l’inebriamento da Amanita muscaria produce la sensazione di possedere una forza ed energia fuori dal comune), e che in genere viene identificato in un frassino; tuttavia nella Voluspà (un poema dell’Edda) la profetessa dice: “Io so che esiste un albero di frassino chiamato Yggdrasil, un albero alto, bagnato di bianca brina; di là derivano le rugiade che cadono nelle valli, e sempre verde sta presso le fonti del Destino”.

Due elementi a questo punto sono degni di nota: per primo, il fatto che si affermi che l’Yggdrasil sia un frassino sempreverde, cosa abbastanza difficile nella realtà poiché il frassino è deciduo e in inverno perde le foglie, e secondo l’immagine della “bianca brina” che sempre bagna l’albero sacro; dunque forse vi è la probabilità che l’Yggdrasil non sia un frassino, ma bensì originariamente una conifera o una betulla, proprio secondo la relazione esistente tra questi due tipi di alberi che nell’ecologia della successione forestale nordica hanno un rapporto molto equilibrato, in quanto conifere e betulle variano la propria popolazione in armonia con entrambe, creando così un rapporto numerico di sorprendente costanza durante i cambiamenti climatici e idrogeologici del territorio nei millenni! Dunque osservando questo è facile collegare l’albero cosmico all’Amanita muscaria, e anzi ci si può azzardare ad affermare che l’albero sia il fungo stesso che vive in simbiosi con lo Yggdrasil; la “bianca brina” potrebbero benissimo essere le verruche bianche del fungo!

Nello Havamal (una delle composizioni dell’Edda) lo Yggdrasil viene sovente chiamato “Laerathr”, la cui traduzione è “provocatore di danno” o anche “radice del danno” aggettivo un po’ strano per un albero, ma molto meno per un fungo velenoso! Infine, numerosi studiosi sostengono che i guerrieri vichinghi Berserker (sacri ad Odino) facessero uso di Amanita Muscaria prima di prendere parte ad una battaglia, e secondo il mito era proprio Odino ad indurre l’estatico stato del “Furor” nei membri di questa confraternita militare nordica.

SD&M – www.psiconautica.tk

fonti: Elicriso – Amanita Muscaria; Fianna Ap Palug – I guerrieri-bestia germanici e il “Furor”;
F. Grosso – Sull’uso potenziale delle coppelle; G. Samorini – I funghi nell’arte preistorica scandinava; Psiconautica! – Storia dell’Amanita Muscaria; S. Senes – Ipotesi entheogeniche sull’Yggdrasil; R.E. Shultes – L’enciclopedia delle piante allucinogene;
The Ambrosia Society – Odin & the Eddas; G. Toro – L’idromele di Odino: un’ipotesi micologica?

 





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