“L’abuso di alcol, ma non di cannabis, è stato associato a un ridotto spessore delle cortecce prefrontali (ad esempio, dorso/ventrolaterale, opercolo frontale destro) e frontali mediali, così come del lobo temporale, del solco intraparietale, dell’insula, dell’opercolo parietale, del precuneo e delle aree parietali mediali”. E’ il risultato di uno studio scientifico pubblicato su Biological Psychiatry all’inizio del 2021.

Per arrivare a questo risultato i ricercatori hanno analizzato 436 gemelli di 24 anni, valutando “le misure dimensionali dell’uso di alcol e cannabis (per esempio, frequenza, densità, quantità, intossicazioni) nell’età adulta emergente. Lo spessore corticale delle aree della rete di controllo/salienza è stato valutato mediante risonanza magnetica e definito da un atlante corticale a grana fine”.

Il punto di partenza era che “I danni al controllo inibitorio e alle reti cerebrali sottostanti (aree di controllo/salienza) sono associati all’abuso di sostanze. La ricerca spesso presuppone un effetto causale dell’esposizione alle sostanze sulla struttura del cervello. Questa ipotesi rimane in gran parte non verificata, e altri fattori (ad esempio, il rischio familiare) possono confondere gli effetti dell’esposizione”.

Nelle conclusioni gli autori specificano che: “Questo studio fornisce nuove prove che le riduzioni legate all’alcol nello spessore corticale delle reti cerebrali di controllo/salienza rappresentano probabilmente gli effetti dell’esposizione all’alcol e le caratteristiche premorbose della predisposizione genetica all’abuso di alcol. I doppi effetti di queste due influenze causali legate all’alcol hanno implicazioni importanti e complementari per quanto riguarda la salute pubblica e gli sforzi di prevenzione per frenare il bere giovanile”.





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