CannabisHigh times

L’Albania è diventata un narcostato. Per contrastare le coltivazioni illegali arriva la Gdf italiana

L’Albania è ormai considerabile un narco-stato nel cuore d’Europa, basato in gran parte sulla produzione illegale di marijuana che viene prodotta nelle zone rurali del paese e poi smerciata in tutta Europa. Un traffico che, pur tra molte contraddizioni, lo stato sta cercando di stroncare, anche con l’aiuto della Guardia di Finanza italiana.

UN TRAFFICO TRIPLICATO DAL 2014 AD OGGI. La cooperazione tra Finanza e autorità albanesi sul fronte del contrasto alla produzione e al traffico di cannabis prosegue già da cinque anni. Nei giorni scorsi una delegazione della Polizia e della Guardia di Finanza si è recata a Tirana per definire il piano di monitoraggio con aerei specializzati delle piantagioni. Nel 2016 sono state oltre 2,4 milioni le piante di cannabis distrutte dalla polizia albanese e oltre duemila le piantagioni distrutte, in parte grazie alle segnalazioni provenienti dai velivoli della Finanza italiana, mentre decine di tonnellate sono state sequestrate negli ultimi mesi. Durante una sua visita a Tirana, pochi mesi fa, il procuratore nazionale Antimafia italiano, Franco Roberti, ha dichiarato che «il traffico di sostanze stupefacenti negli ultimi anni, è andato crescendo esponenzialmente, nella rotta tra Albania e Italia». Riferendosi alle informazioni offerte dai procuratori albanesi, risulterebbe che il traffico di stupefacenti verso l’Italia sia triplicato negli ultimi due anni.

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UN NARCOSTATO A TUTTI GLI EFFETTI. I numeri del mercato della cannabis albanese sono impressionanti. Secondo le stime governative il mercato illegale di marijuana albanese vale ormai 4,5 miliardi di euro l’anno, una cifra che vale da sola poco meno della metà del Pil complessivo dell’Albania, che si attesta a 10,5 miliardi di euro. Un affare che sta garantendo anche una rapida ascesa alla mafia albanese nella gerarchia delle criminalità organizzate europee, tra le quali è ormai considerata la quarta in ordine di grandezza, dopo le tre principali organizzazioni italiane (mafia, ‘ndrangheta e camorra). E proprio con la cooperazione della criminalità italian, la cannabis albanese sbarca in gran quantità in Italia, specie a partire dal porto di Brindisi, dove nei soli primi tre mesi del 2017 il reparto aeronavale della polizia italiana ha sequestrato oltre 11 tonnellate di cannabis pronte per attraccare al porto.

UNA GUERRA PERSA IN PARTENZA? L’Unione Europea ha elencato la lotta al narcotraffico tra le condizioni richieste al governo di Tirana per l’adesione del paese all’Ue. Una repressione che a tratti si è già trasformata in una vera guerra, come a Lazarat dove nel giugno 2014 oltre 500 militari ingaggiarono uno scontro a fuoco durato giorni contro i coltivatori armati di kalashnikov. Ma fino a che non vi saranno alternative per la popolazione si tratta di una guerra che porterà solo ulteriori problemi, senza nessuna possibilità di essere vinta. Neanche i fucili possono bastare a convincere i contadini a coltivare grano anziché cannabis quando piantando marijuana si guadagnano 300 euro al chilo mentre con il grano si fatica a mangiare. Infatti nei giorni dell’assedio a Lazarat i contadini si sono schierati in massa contro la polizia.

(il video girato dai narcotrafficanti che documenta gli spari contro la polizia a Lazarat)

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TRA MOLTE DIFFICOLTÀ INIZIA UN DIBATTITO SULLA LEGALIZZAZIONE. Il mercato della cannabis illegale, come in ogni narco-stato, si nutre in buona parte dei favori di parte della politica e della polizia. I due maggiori partiti del paese si sono, nel recente passato, accusati a vicenda di sostenere il narcotraffico, mentre lo scorso anno ben 126 poliziotti sono stati indagati per aver fatto favori ai trafficanti. Un malaffare che si autoalimenta grazie al proibizionismo della canapa. Per questo l’uomo d’affari e deputato del Partito Socialista (attualmente al governo) Koco Kokedhima ha lanciato la provocazione: «Legalizziamo la cannabis e facciamo in modo che questa risorsa serva ad arricchire il paese anziché le mafie», provocando un ampio dibattito sui media nazionali. Tuttavia al momento attuale nessuna proposta di riforma della legge sulla cannabis è in discussione nel Parlamento di Tirana





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