L’Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA) ha il compito di redigere un elenco di tutte quelle sostanze vietate durante lo svolgimento di una competizione sportiva.

Ogni anno nel mese di settembre annuncia l’elenco delle sostanze ritenute dopanti, le quali entreranno in vigore dal successivo primo gennaio. Nella lista del 2018 il CBD non è più presente.

Già l’anno scorso ci si chiedeva se per gli sport dove si sottopone il corpo ad uno stress importante, come nelle ultramaratone, si potesse considerare doping una sostanza che può aiutare gli atleti a fronteggiare dolore, nausea e ansia.

Dopo nove mesi di analisi, ricerche scientifiche e pareri medici il responso dell’agenzia. Questo è un cambiamento di rotta importante, provocato anche dagli atleti stessi, che hanno più volte fatto pressione per la rimozione del CDB dall’elenco delle sostanze proibite. Una decisione logica e sensata, visti gli innumerevoli dati scientifici che ne convalidano gli effetti positivi, soprattutto in caso di infortunio.

Quest’ultimo aspetto è molto caro a tutti quegli sport di contatto come la lotta e il pugilato, dove si fa impellente la necessità di una rapida ripresa e dove i danni celebrali possono essere importanti. Alcuni endocannabinoidi in questo sono dei veri protettori, come hanno dimostrato anche due ricerche scientifiche italiane.

Ancora in panchina i giocatori della NFL che non sottostà alle normative della WALA, ma rimane legata a doppio filo con la legislazione federale Usa che vieta l’uso della cannabis. I giocatori che si rivelano positivi alla marijuana sono soggetti a pene non da sottovalutare, compresi programmi di riabilitazione, multe e sospensioni.





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