La canapa per l’Africa non è un più un tabù, anzi, si sta affermando come un nuovo settore su cui puntare per sviluppare una nuova economia sostenibile.

Dall’uso industriale a quello medico sono diversi gli Stati che stanno regolamentando il fenomeno aprendo ad agricoltori, medici e ricercatori per creare un nuovo indotto e sfruttare il sole e la terra del continente africano. 
Ecco la situazione Stato per Stato.

Lesotho
Nel maggio 2017, il Lesotho è diventato la prima nazione africana a concedere una licenza per coltivare legalmente cannabis medica. La licenza consente la produzione, fornitura, esportazione e trasporto di cannabis medica e prodotti a base di cannabis dal Lesotho. Secondo gli analisti di Prohibition Partners e al loro rapporto sull’Africa, «attualmente solo le grandi aziende possono permettersi la pesante tassa di licenza di 37mila dollari americani, i piccoli agricoltori continuano a coltivarla illegalmente. La nuova legge del paese specifica chi può prescrivere cannabis terapeutica e in quali condizioni, ma non dispone dei dettagli per creare e sostenere un’industria della cannabis domestica praticabile e inclusiva».

Il clima del Lesotho e il basso costo del lavoro si sono rivelati interessanti per gli investitori canadesi che cercano di espandere le loro attività. Il governo, tuttavia, ha adottato misure per costruire l’infrastruttura normativa, come la creazione di un Ufficio per gli stupefacenti del Lesotho e incoraggiando alcune aziende internazionali di cannabis a investire nel programma di cannabis medica del paese.

Malawi
In Malawi era il 2015 quando il governo ha deciso di regolamentare la coltivazione di canapa industriale. Il Paese dell’Africa centrale non ha sbocchi sul mare ed ha un’economia basata sull’agricoltura, che incide per quasi il 40% sul PIL fornendo oltre l’80% di occupazione ed esportazioni, ed in particolare su tabacco, tè e zucchero.

Joseph Chidanti Malunga, allora vice presidente della commissione parlamentare per l’agricoltura, si era schierato dalla parte della canapa spiegando che avrebbe aiutato l’economia locale. «Con la canapa si può guadagnare di più rispetto al tabacco, anche coltivando la stessa superficie». Secondo Ben Kalua, professore di economia all’Università del Malawi, «la canapa ha il potenziale di trainare l’economia verso la ripresa».

Zimbabwe
In Zimbabwe nel 2019 è stato seminato il primo campo di canapa industriale legale. Questa nuova apertura nei confronti della canapa arriva dopo la legalizzazione della sostanza ad uso medico, un processo che ha avuto il via nel 2018. Da quanto ha riferito l’AFP, Il ministero della Salute concederà le licenze ai coltivatori, limitate a rigorose condizioni di coltivazione, che avranno una validità di 5 anni. La ZIHT con sede a Harare è la prima organizzazione a cui è stata rilasciata una licenza e la fondatrice dell’azienda, la dentista Zorodzai Maroveke, ha dichiarato di aver scoperto le potenzialità del vegetale dopo aver comprato un abito in tessuto di canapa mentre studiava in Cina.

Ghana
Il Parlamento del Ghana ha approvato una legge nel 2020 che legalizza l’uso della canapa per scopi sanitari e industriali, rendendo legale la coltivazione di varietà con THC massimo dello 0,3%, come accade in USA. «Non stiamo promuovendo il fumo, stiamo promuovendo l’industria, stiamo promuovendo la pulizia dell’ambiente, stiamo promuovendo la creazione di un nuovo flusso di entrate per il governo in termini di tassazione della coltivazione e dell’esportazione e stiamo parlando di promuovere medicine che sono molto meglio degli oppioidi, medicine che non possono uccidere perché nessuno è morto per aver preso cannabis», sottolinea Nana Kwaku Agyemang, presidente di HAG, l’associazione per la canapa dello stato. Il riferimento è al fatto che la canapa è stata posta sotto il controllo dell’autorità antidroga del paese, il Narcotics Control Board (NACOB), una mossa che era stata criticata da attivisti e agricoltori.

Zambia
Già nel 2017, lo Zambia aveva legalizzato la produzione di cannabis terapeutica, da tempo disponibile sul territorio per i malati, che godono anche del diritto di poter coltivare direttamente e legalmente le piante necessarie al proprio fabbisogno. A fine 2019 invece il governo ha autorizzato l’esportazione di cannabis al fine dichiarato di rilanciare l’economia del paese, non solo storicamente poco sviluppata, ma alle prese con una fase di crisi piuttosto delicata.

Sudafrica
La Corte Costituzionale del Sudafrica nel 2018 ha sancito in via definitiva l’incostituzionalità del divieto di coltivazione, possesso e consumo di cannabis contenuto nella legge sulla droga. Nel paese africano diventa quindi automaticamente legale detenere, consumare e coltivare a scopo di consumo personale cannabis. La legislazione sulla coltivazione della cannabis medica è stata sviluppata dal Dipartimento della Salute e dall’Autorità di regolamentazione dei prodotti sanitari sudafricani (SAHPRA). I medici di base autorizzati possono richiedere l’accesso e il permesso di prescrivere farmaci non registrati da SAHPRA. La legislazione è attualmente in fase di modifica per riflettere la depenalizzazione della coltivazione, del possesso e dell’uso personale di cannabis. Il Medicines Act consente inoltre a SAHPRA di rilasciare licenze per la produzione di un medicinale o di una sostanza programmata (ingrediente farmaceutico attivo/API).

Ruanda
Il Consiglio dei ministri del Ruanda il 14 ottobre 2020 ha approvato la produzione e l’esportazione di cannabis per uso medico. Lo ha annunciato in diretta televisiva il ministro della Salute, Daniel Ngamije, spiegando che i deputati hanno approvato «linee guida sulla coltivazione, lavorazione ed esportazione di colture terapeutiche di alto valore in Ruanda», e precisando che le colture terapeutiche includevano anche la cannabis. Per il ministro, il Ruanda vuole «contribuire ai centri di ricerca e alle industrie farmaceutiche per fornire loro materie prime in modo da guadagnare nuove entrate». Il dipartimento di Sviluppo del governo ha precisato che solo i produttori autorizzati saranno coinvolti nel commercio e che il consumo di cannabis rimane vietato a livello locale.





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