Pian pianino il Rinascimento psichedelico va prendendo corpo anche nel Bel Paese. Insieme a nuovi rilanci su testate mediatiche e discussioni online, con i social in primo piano, proliferano anche gli eventi sul campo. Si va dai cerchi di integrazione alle capanne sudatorie alle riunioni locali, organizzati grazie all’impegno volontario di gruppi informali su Facebook o della Società Psichedelica Italiana. E approfittando della quarantena da Covid-19, recentemente non sono mancate le sessioni in live streaming: per ricordare la figura e le attività di Claudio Naranjo, filosofo e psicoterapeuta cileno piuttosto noto in Italia scomparso un anno fa (curato dalla rete Psy*Co*Re), e per capire cosa manca all’Italia per dare finalmente impeto a questo Rinascimento (sotto l’egida dell’Associazione Luca Coscioni).

L’attenzione è confermata da una raccolta di saggi, curata da Federico di Vita, sulle sostanze psichedeliche nella società contemporanea. La scommessa psichedelica, in uscita autunnale presso Quodlibet Studio, si preannuncia interessante soprattutto perché offre interventi di autori tutti italiani, pur se ovviamente legati dalla prospettiva globale dell’attuale revival per gli allucinogeni e le piante-medicina. Tra i contributi dell’antologia, una panoramica di Peppe Fiore sui trip report che ormai da un decennio circolano variamente su internet, sia nella cosiddetta darknet ma anche su tanti siti in chiaro, come il noto database/portale americano Erowid. Una vera e propria subcultura dei “racconti di viaggio” a volte caotici e altre volte commoventi, storie di elaborazione di traumi, di lutti, o semplicemente di introspezioni ed esperienze disparate – comunque utili per viaggiatori vecchi e nuovi in altre latitudini. In un altro saggio, Vanni Santoni prova a capire se il Rinascimento psichedelico possa portare, come suggeriscono alcuni studi, a uno sviluppo valoriale – per non dire etico – della vita pubblica, nel contesto attuale di regressione dei valori della politica, frutto della crisi e poi della scomparsa di quelle ideologie che la ispiravano, come i principi del socialismo, del cristianesimo sociale e della socialdemocrazia. Mentre Edoardo Camurri indaga le implicazioni intrinsecamente spirituali della psichedelia, anche e soprattutto a partire dall’uso delle sostanze psicotrope in chiave di perfezionamento (o nuova categorizzazione) del sé. Andando oltre una medicalizzazione importante ma finanche eccesiva, si prova a ribadire il ruolo degli psichedelici come uno dei motori trainanti per tenere in vita l’aspetto gnostico, sapienziale e spirituale dell’uomo. Altri interventi affrontano le somiglianze e contrasti tra il fenomeno dei transformational festival e i Misteri di Eleusi e delle religioni misteriche nell’antica Grecia per offrire un quadro culturale di riferimento nel quale incontrare spunti di riflessione su dove veniamo e dove stiamo andando (Chiara Baldini). O passano in rassegna, oggi che la psichedelia sta nuovamente diventando un discorso pubblico accessibile ai più, alcune delle parole chiave più importanti di questa nuova tradizione occidentale, emerse man mano per concettualizzare esperienze e fenomeni non descrivibili con linguaggi convenzionali come Psiconauta, Energia, Droga, Spiritualità, Visione (Gregorio Magini).

In generale gli editori nostrani sembrano voler cavalcare l’ondata psichedelica. A partire innanzitutto dalla ristampa, a oltre mezzo secolo, de Il volo magico di Ugo Leonzio (Il Saggiatore), pietra miliare finora introvabile assai utile sia per i novizi sia per i più scafati. Si tratta di un’appassionata e documentata esposizione a tutto campo sulle “droghe” pubblicata appena due anni prima del divieto tombale del 1971 su indicazione dell’OMS di utilizzare per qualsiasi scopo l’LSD e le altre sostanze psichedeliche. Con stile visionario e preciso l’autore ci porta in volo dal soma alla mandragora, dall’oppio agli allucinogeni, dallo yajé all’amanita muscaria, passando per il betel, la cannabis e molto altro. Fino ad abbracciare Aldous Huxley, Albert Hoffman e gli altri pionieri dell’era lisergica che hanno contribuito a spalancare le porte (della percezione) verso l’odierno Rinascimento Psichedelico. All’ovvia necessità di aggiornare soprattutto rispetto al revival delle sostanze psichedeliche, ci pensa l’inedita e necessaria prefazione di Agnese Codignola già autrice di un libro sull’LSD pubblicato da Utet nel 2018.

Appena ristampato anche il Saggio sulla trance di Georges Lapassade per Mimesis-Jouvence, dopo la prima edizione del 1980. Il sociologo francese propone una definizione antropologica della trance in quanto stato modificato di coscienza culturalmente elaborato, socializzato e ritualizzato. Come rimarca il curatore, Gianni De Martino, il libro ha il pregio di condensare in poche pagine queste interconnessioni sempre più vitali nel percorso interdisciplinare che caratterizza la psichedelia odierna.

Infine, per Meltemi arriva Piscotropici: La febbre dell’ayahuasca nella foresta amazzonica. Visto che il tema vanta un’ampia attenzione editoriale, la visione dell’antropologo francese Jean-Loup Amselle qui appare un po’ (troppo) tradizionale, limitandosi in sostanza a studiare da fuori i vari “attori della filiera sciamanica”, come li definisce. Forse utile per ripensare il punto di vista di un certo mondo accademico.

Nel complesso c’è dunque una bonanza di testi italiani su temi legati alla psichedelia, né va dimenticato che a ottobre dovrebbe svolgersi anche MindBooks: L’editoria della mente, evento off del Salone del Libro di Torino, curato da Psy*Co*Re e rimandato per via dell’emergenza Covid-19. Tutte iniziative cruciali per portare queste tematiche a un pubblico sempre più vasto anche sulle sponde italiche. E per sottolineare che, oltre ai futuri impieghi terapeutici, la svolta psichedelica già oggi è parte integrante delle società e delle culture occidentali in perenne mutamento. Se son rose, fioriranno.





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