Alice nel paese delle meraviglie 2Lewis Carroll, pseudonimo del reverendo Charles Dogston, e autore della più famosa favola psichedelica, Alice del paese delle meraviglie, doveva essere un uomo non comune. Nato da una famiglia della buona borghesia del nord dell’Inghilterra, manifestò già a scuola doti particolari.

Eccelleva in matematica e nella logica, e seppur balbuziente, mancino e forse epilettico, ottenne una cattedra per l’insegnamento della matematica. Si interessò anche di fotografia e frequentò i pittori Preraffaelliti. Strano come un logico-matematico potesse essere attratto dall’arte, dalla pittura, fotografia e letteratura; ma a lui che aveva lo stesso dono di Leonardo, la scrittura speculare, miscelare i suoi talenti dovette sembrare un naturale gioco da ragazzi.

Fu il genio a portarlo a scrivere la più psichedelica delle favole per bambini e a illustrarne gli strani personaggi o ci mise lo zampino quel fungo magico che nell’Inghilterra vittoriana era di uso piuttosto comune? Questo la storia non ce lo dice, ma si può azzardare l’ipotesi approfondendo la conoscenza sull’uso che le popolazioni del Nord facevano dell’Amanita Muscaria, la cui presenza nei riti sciamanici dei popoli della Siberia risale a qualche migliaio di anni prima di Cristo, come dimostrano ritrovamenti di numerosi graffiti.

Lo sciamanesimo Siberiano ed il consumo dei funghi fu molto antecedente a quello sudamericano che conosciamo meglio grazie a pubblicazioni pseudo-scientifiche tipo “A scuola dallo stregone” di Castaneda, che tanto andava di moda negli anni della mia giovinezza. Dallo stretto di Bering il fungo magico passò dalla Siberia all’Alaska dove è tutt’ora consumato e si diffuse in tutto il continente Americano, sostituito al Sud da psilocybe, conocybe e peyote.

Ma rimaniamo più vicino a noi: Caterina, l’Imperatrice che fece grande la Russia ne era una profonda estimatrice tanto vero che in Scozia fra i pescatori di salmone si beve ancora oggi una miscela di wisky e Amanita chiamata Caty in onore dell’illustre signora. E’ difficile dunque credere che la fantasia di Carroll non fosse supportata dalla conoscenza dello stato allucinatorio.

Ma anche se non ne ebbe esperienza diretta, studiò bene gli effetti dell’Amanita, comprese le sensazioni di allungamento degli arti. Nella libreria della sua casa furono trovate infatti molte pubblicazioni sull’argomento, fra cui un volume le cui pagine erano tagliate (allora le pagine erano unite e si dovevano tagliare con un tagliacarte) solo nei capitoli che trattavano del fungo mistico.

Alice sogna e segue il Bianconiglio, cade in un mondo fatto di paradossi, beve pozioni che la ingigantiscono o la rimpiccioliscono, incontra un bruco seduto su un fungo rosso a pois bianchi che, fumando un narghilè, le rivela che è proprio il fungo a farla rimpicciolire o crescere a dismisura. Si trova un’avventura unica fatta di animali vestiti da uomini, carte da gioco che camminano, duchesse impazzite etc . etc.

Quella che sembrerebbe una favola per bambini, nasconde una miriade di doppi sensi, calcoli matematici e allegorie che le molte traduzioni non sono riuscite a far emergere come ci conferma Aldo Busi che si cimentò nell’impresa qualche anno fa. Un capolavoro del non-sense travestito da favoletta.

L’opera fu ispiratrice di musica lisergica, i testi e le atmosfere di” Lucy in the sky with diamonds” o “I’m the Warlush” dei Beatles testimoniano l’importanza che ebbe in quegli anni meravigliosi ed irripetibili, ma è “White Rabbit” dei Jefferson Airplane il suo vero stendardo contemporaneo. In un crescendo di suoni psichedelici la meravigliosa e sensuale voce di Grace Slick fa l’apologia del fungo rosso e termina con un’esortazione:” feed your head”, nutri la tua testa!





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