L’11 marzo scorso, Dolce Vita pubblica un mio articolo su Andrea G., il ragazzo divenuto famoso per aver venduto marijuana rilasciando “fattura”. Conosciamo tutti l’attitudine di molti giornalisti a distorcere la verità quando l’argomento è la cannabis. A volte riportano fesserie al fine di scrivere un articolo sensazionalistico, altre per pura ignoranza sull’argomento.

Quando ho letto di Andrea ho capito subito che non si trattava di una “disobbedienza civile”, né di una sfida allo Stato, ma piuttosto di un gesto goliardico.
Rimasi deluso dai commenti negativi di tanti soggetti che si definiscono antiproibizionisti, ma che impiegano più energie a criticare i compagni di lotta, piuttosto che i proibizionisti.

L’articolo ha ottenuto moltissime visualizzazioni, così abbiamo deciso di contattare Andrea per un’intervista, al fine di capire meglio cos’è veramente successo.

Caro Andrea, dicci tutto.
La mia storia ha inizio sabato 2 marzo, in un piccolo paesino bigotto della Toscana. Ero in casa, con degli amici. Si rideva, si scherzava, si fumava quando uno di quelli che aveva esagerato col vino finì per vomitare. Io e gli altri eravamo presi troppo bene per arrabbiarci e, ripulendo quello schifo, iniziammo a parlare di vino e marijuana. Finimmo col fissarci sull’assurdo divieto sulla cannabis, quando l’alcol è legale. Sembravamo una vignetta animata di IvanArt… Why? Why Not?
Vedendo un bollettario sul tavolo, decido di emettere una fattura con dicitura “cessione di sostanza stupefacente”, al fine proprio di ironizzare sul fatto che si potrebbe tranquillamente vendere la cannabis, che invece è fatta passare per droga da uno Stato farlocco dove, la vera droga pesante di cui era intossicato il nostro amico, è legale.
Finito di compilare la fattura, la mostrai agli altri dicendo: “Che ci sarebbe di male se fosse così?”
Trovai la fattura ancora sul tavolo l’indomani e decisi di conservarla in ricordo della serata.
Il mercoledì seguente fui arrestato, per essere stato trovato in possesso di cannabis. Durante la perquisizione domiciliare trovarono la ricevuta.

Quali sono state le conseguenze?
Quel singolo pezzo di carta, senza nessun’altra fattura precedente o successiva, e riportante dati assolutamente irrilevanti, è bastato per montare una storia incredibile. Avete letto sul web? Etichettandomi come “il coglio*e della fattura”, hanno ottenuto una rilevanza mediatica che avrebbero solo potuto sognarsi.
Superato il trauma iniziale, ho capito che nella mia stessa situazione si ci sono trovate migliaia di persone. Se io sono diventato “famoso” per una fattura, c’è chi lo è diventato per essere stato segnalato dal gatto, per aver coltivato sul balcone della nonna, ecc. ecc. Tutte vittime di leggi incomprensibili e incomprensive.
Ho rischiato la detenzione in carcere, ho speso 3.500 euro per l’avvocato. Ho subito la gogna mediatica che ha ribaltato in un attimo il giudizio e la stima che parenti, familiari e amici riponevano nei miei confronti. Ho perso il mio posto di lavoro.
La condanna è stata di 1 anno e 8 mesi per gli “sconti su primo reato”; fortunatamente dopo un mese di domiciliari ero già libero perché la pena è comunque inferiore ai 3 anni (condanna minima per la detenzione in carcere). Il tutto per via di legislatori ignoranti. Questo, in un Italia popolata da persone che preferiscono puntare il dito piuttosto che formulare un pensiero intelligente, è un “tentato omicidio”. Quanti siamo a subire tutto ciò? E per cosa?

Dopo aver subito il proibizionismo, cosa pensi della cannabis?
Ho sempre sostenuto l’antiproibizionismo e ho ampiamente analizzato le pessime conseguenze derivanti dal proibire la cannabis. Ora però parlo per esperienza personale ed è davvero terribile subire quelle che ritengo essere delle vere e proprie angherie.
In paesi neanche troppo lontani da noi, non mi sarebbe successo nulla di tutto questo. Punendo me, lo Stato non ha risolto alcun problema; anzi ne ha generati altri: il proibizionismo rovina la vita a onesti cittadini.
Il proibizionismo non cambierà il mio parere: della cannabis penso che sia la pianta di cui l’uomo ha più bisogno e continuerò a utilizzarla come meglio credo, perché sono io responsabile per me stesso e della mia salute. Starò più attento e non sottovaluterò mai più il bigottismo e l’ignoranza. Questo senz’altro.

Cosa speri per il futuro?
Il mio auspicio è che con il passare del tempo, in un futuro non troppo lontano magari, finalmente anche il nostro Stato cambi le sue leggi obsolete che etichettano la cannabis come “droga pericolosa”. Occorre cancellare ogni pregiudizio secondo il quale, dopo il consumo di cannabis, si passa automaticamente ad altre sostanze. Tutto ciò ha dell’incomprensibile.
Mi piacerebbe, dopo il torto e l’esperienza che ho vissuto, dedicarmi all’antiproibizionismo per alimentare quel messaggio di pace e libertà che molti altri ragazzi già diffondono.

Allora chiudiamo con un tuo messaggio ai proibizionisti, ma anche agli antiproibizionisti che ti hanno criticato.
Aprite gli occhi, la verità è altrove. Su Dolce Vita, ad esempio.

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