In un articolo sul Guardian Adam Finn, professore di pediatria presso il Bristol Children’s Vaccine Centre dell’Università di Bristol in Inghilterra, spiega alcuni motivi grazie ai quali siamo riusciti, al di là di ogni plausibile previsione, ad avere diversi vaccini contro il nuovo coronavirus, SARS-CoV-2, a meno di un anno dalla pandemia globale che ha stravolto il mondo.

La velocità con cui si è arrivati all’approvazione di vaccini efficaci contro la COVID-19 è senza precedenti. È legittimo dunque chiedersi come sia stato possibile ottenere un simile risultato senza alcun tipo di compromesso rispetto agli standard previsti dai processi di sperimentazione e approvazione e le spiegazioni per comprendere al meglio la conquista scientifica storica di questi giorni sono diverse: dai finanziamenti immediati e imponenti alla condivisione di informazioni scientifiche su scala mondiale. In generale, sotto tutti gli aspetti, sono stati raddoppiati gli sforzi per mettere questi studi al primo posto.

Detto ciò, come sostiene sempre sul Guardian la professoressa Summers, docente di medicina di terapia intensiva presso l’Università di Cambridge, la vera domanda che dovremmo porci è in verità un’altra: «Per me la domanda non è come siamo riusciti a ottenere una vaccinazione per il nuovo coronavirus in così breve tempo, ma piuttosto: perché non siamo ancora riusciti ad avere lo stesso impatto su malattie come la tubercolosi, l’HIV e la malaria, che da molti anni uccidono milioni di persone? E cosa potrebbe accadere se impegnassimo lo stesso urgente sforzo globale verso le altre sfide che dobbiamo affrontare, come l’emergenza ambientale o la sempre più preoccupante resistenza antibiotica?».





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