Bep Protti Mekrãgnoti Re, capotribù del popolo indigeno Kayapó, intervistato dal Guardian per un reportage sugli incendi nella foresta pluviale brasiliana, esprime preoccupazione per il prezzo che le comunità indigene stanno pagando a causa della politica anti-ambientale del governo.

Per gli ambientalisti il modello Bolsonaro è chiaro: si è insediato nel gennaio 2019 con la promessa di portare il “progresso” in Amazzonia. Sin dalla sua elezione, Bolsonaro si è impegnato a congelare le demarcazioni di nuove riserve indigene, a revocare lo stato di zone protette, e a dare il via libera alla commercializzazione dell’agricoltura e dell’estrazione di minerali. Come spiega ai giornalisti del Guardian l’ambientalista brasiliano Carlos Rittl: “Sfortunatamente sta andando tutto come previsto: il presidente è stato eletto grazie alla sua retorica anti-ambientale. E ora sta mantenendo quelle promesse“.

Gli ultimi incendi sono “una tragedia annunciata” e la conseguenza di un governo ostile alla salvaguardia ambientale. Venti mesi dopo l’insediamento di Jair Bolsonaro come presidente, e un anno dopo che gli incendi in Amazzonia provocassero l’indignazione internazionale, la foresta brucia nuovamente, mentre il governo brasiliano nega l’evidenza. “Questa storia che l’Amazzonia sta andando in fiamme è una bugia“, ha insistito Bolsonaro nelle ultime settimane, nonostante le immagini satellitari dicano il contrario.

Grazie alle fotografie dal satellite dell’agenzia spaziale brasiliana, Inpe, ad agosto sono stati rilevati in tutta la regione amazzonica più di 29.307 incendi, il secondo numero più alto dell’ultimo decennio e solo leggermente inferiore alla cifra di 30.900 dello scorso anno.

Durante un volo di monitoraggio di due ore nei cieli di Novo Progresso, un piccolo comune del Brasile nello Stato del Pará, Lucas Landau e Tom Phillips, autori del reportage pubblicato dal Guardian, hanno potuto vedere con i propri occhi le gigantesche colonne di fumo bianco che si alzavano dalle foreste protette sottostanti.

Stiamo assistendo alla ripetizione della tragedia dell’anno scorso“, secondo Romulo Batista, attivista di Greenpeace a Manaus, la capitale dello Stato di Amazonas. Durante un recente volo di sorveglianza su quattro stati dell’Amazzonia – Amazonas, Mato Grosso, Rondonia e Pará – anche Batista ha assistito a scene scioccanti di devastazione. “Taglialegna illegali, accaparratori di terre, minatori illegali, sono tutti attivi, anche più del solito, perché sanno che le ispezioni del governo sono state ridimensionate a causa della pandemia“.

Batista ha paragonato l’approccio di Bolsonaro agli incendi boschivi alla sua gestione negazionista del coronavirus, che ha finora ucciso più di 120.000 brasiliani. Il presidente di estrema destra è impegnato a negare le immagini satellitari e la scienza, nel tentativo di trasmettere un’apparente normalità al mondo “proprio come ha fatto con il COVID-19”.

Sfortunatamente la realtà è ben diversa.

Fonte: Valigia Blu





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