La filosofa francese Angelique Del Rey, docente in un centro per adolescenti della periferia parigina, racconta in questo testo pubblicato da Elèuthera, come il lavoro sia diventato sempre più astratto, controllato e basato su indici quantitativi e non qualitativi.

Una distorsione che parte dalle istituzioni dedicate all’istruzioni: a partire dagli studenti valutati in base a test (gli Invalsi sono criticati praticamente da tutti) e non capiti in altre flessioni della loro anima e origine, fino ai ricercatori universitari schedati in nome di una bibliometria asettica (i libri scritti, gli articoli pubblicati solo su certe riviste etc). Si legge: «Quello che è ormai divenuto una sorta di supermarket dell’istruzione, l’istituto scolastico, dà spazio a una didattica che produce segmentazione e meccanizzazione dell’apprendimento, attraverso una pratica valutativa standardizzata che si basa sul rispondere a domande (test) e che ha ormai rinunciato a stimolare la proposizione di domande e a mantenere acceso un pensiero critico e divergente.»





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