In questi giorni si leggono articoli che parlano di chi, nel 2018, crede ancora che la Terra sia piatta. In realtà non mi sconvolge il sapere che, qualcuno, non accetti ciò che l’uomo ha avuto certezza di comprendere secoli fa. Per chi non lo sapesse, il concetto di sfericità della Terra risale al VI secolo a.C.; con i greci che già filosofavano sulla forma della Terra, osservandone magari l’ombra proiettata sulla Luna. Nel III secolo a.C. gli astronomi stabilirono definitivamente che la Terra è sferica e, da allora, questo concetto è stato accettato in tutto il mondo. La dimostrazione pratica della sfericità della Terra si ottenne con la circumnavigazione del globo effettuata da Ferdinando Magellano (1519-1521), ma qualcuno ancora non ci crede.

La cosa che più impressiona è l’interesse che suscitano tali divergenze di pensiero: servizi televisivi come quello del programma “Le Iene” del 25 novembre, e innumerevoli articoli che ridicolizzano tutti coloro che rifiutano le attuali conoscenze scientifiche sull’argomento, ottengono visibilità sognate dai movimenti ecologisti, impegnati nell’indurre alla riflessione e al cambiamento per il bene di tutti.
Qual è lo scopo di chi si interessa a dar voce a tali pensieri? Ha davvero importanza informare sull’approccio negazionista di pochi individui che rifiutano le basi della scienza?
Forse è solo la ricerca di Like che spinge i giornalisti, coscienti di quanto le masse siano interessate alle notizie più futili, a scrivere di certi argomenti. Ma, così facendo, l’unico vero risultato che si ottiene è quello di spostare l’attenzione da problemi serissimi, a questioni futili. Ridicolizziamo chi crede che la Terra sia piatta, vogliamo sapere se l’uomo è davvero andato sulla Luna, desideriamo scoprire qual è il segreto di Rocco Siffredi; ma non ci accorgiamo di quanto sia diventato pericoloso manifestare la propria opinione se in contrapposizione al sistema.

È come con la cannabis: da decenni i media raccontano che fa male, eppure oggi cura milioni di persone. Non esiste un solo caso al mondo di morte per abuso di cannabis, eppure i nostri politici rifiutano ancora ogni ipotesi di legalizzazione. La canapa è tra le piante che riesce a ripulire maggiormente l’aria e i terreni, sottrarre grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, ma è vietato farla crescere spontanea ovunque.
Grazie ai media sappiamo i particolari della vita privata dei “Vip”, ma non sappiamo nulla del cibo che mangiamo, dei pericoli che corriamo a seguito di un disinteresse mondiale nei confronti dell’ambiente. Applaudiamo politici che promettono riprese economiche; mentre il mondo brucia, o finisce inondato. L’acqua potabile scarseggia già in molti Paesi, ma in TV passano sempre le solite notizie spazzatura. Le percentuali di tumori, malattie neurodegenerative, di malformazioni alla nascita crescono spaventosamente; eppure lo accettiamo senza quasi indignarci: ci preoccupiamo un po’, preghiamo affinché non capiti a noi o ai nostri cari e, se capita, diamo colpa al destino; ma non cambiamo il nostro stile di vita.
Gli scienziati lanciano continui allarmi che riscuotono meno successo di notizie relative all’acquisto di noti calciatori da parte di premiatissime squadre. Non c’è da meravigliarsi se, da decenni ormai, spendiamo più soldi per fare guerre o conquistare lo spazio, che per curare chi ne ha bisogno o per recuperare al danno ecologico. Ci sentiamo una specie “evoluta”, eppure ci lasciamo governare da politici che destinano immensi capitali per cose assolutamente inutili alla nostra felicità, e che servono solo a soddisfare le esigenze di pochissimi.

Con l’avvento di internet abbiamo ottenuto l’illusione che la nostra opinione sia importante. In realtà ciò che conta è quello che facciamo; e ultimamente ogni individuo fa sempre meno.
Disboscano il pianeta, e noi condividiamo la notizia. Eppure, se ogni individuo adulto piantasse un albero ogni volta che ha il tempo, nell’arco di qualche settimana il mondo acquisterebbe un aspetto diverso. Piantare un albero impegna al massimo mezz’ora ma, crescendo, per secoli ci fornirà aria pulita, tratterrà i terreni durante le piogge, fornirà rifugio e cibo ad altri esseri viventi che, permettetemi l’affermazione, meritano più di noi di abitare questo pianeta perché ne sono ancora parte.
Stiamo rischiando l’estinzione di massa di migliaia di specie, compresa la nostra. Abbattiamo alberi senza ritegno, come se gli alberi servissero solo a far carta e legname. Tagliamo e bruciamo intere foreste per ottenere più spazio, come se fossero infinite, o solo nostre; e poi mettiamo le mascherine per girare nelle strade delle metropoli.
È triste constatare che i media, che hanno il dovere e l’obbligo di informare correttamente la popolazione,­­ si limitano a farlo bene in ­­­­merito solo alla moda, ai risultati calcistici e a un innumerevole quantità di inutili notizie. Probabilmente, se non cambia il sistema di informazione, le persone non verranno mai indotte a compiere scelte responsabili; e moriremo soffocati, o di sete, o a seguito di qualche catastrofe che ha un solo responsabile: noi.

L’esempio più banale è quello relativo al consumo di “usa e getta” in plastica: in molti percepiscono la cosa come comodo, addirittura indispensabile; mentre lo è il ripulire gli oceani e smettere di produrre rifiuti inquinanti. Non va sottovalutato l’immenso potere dei media: pensate all’immigrazione che diventa un problema quando non si spiega che il transito degli individui sul pianeta è normale; mentre il vero pericolo sta solo nell’incapacità dei governi di adottare migliori strategie di accoglienza, favorendo la crescita intellettuale che porta all’unione di culture diversi. Se abbiamo gli agrumi in Sicilia, è perché gli arabi li hanno condivisi con altre popolazioni; esattamente come hanno fatto con i numeri.
I media possono trasformare l’incapacità dello Stato di proteggere i propri cittadini, nella necessità di dare agli stessi gli strumenti per difendersi da soli. Abbiamo “presidenti” come Trump e Bolsonaro che, per profitto, distruggeranno e inquineranno ecosistemi importantissimi per il pianeta; eppure fa notizia la sonda atterrata su Marte. Perché ci interessiamo alla conquista dell’Universo, quando non riusciamo a essere felici nelle nostre città?
Siamo alla fine del mondo. Non dovremmo parlar d’altro, e convincerci che è responsabilità di tutti salvare il pianeta.

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