La teoria del passaggio, gateway drug theory, è un’ipotesi secondo la quale l’uso delle droghe leggere derivate dalla Cannabis, in questo senso definite “sostanze di passaggio”, porterebbe al rischio dell’utilizzo futuro di droghe pesanti, ovvero di sostanze più pericolose come eroina e cocaina. La teoria non poggia su alcuna base scientifica inerente all’aspetto biologico, botanico, psicotropo o culturale delle piante e sostanze considerate “droghe” illegali; non è mai stata scoperta nessuna intrinseca proprietà nella Cannabis che possa mettere in relazione la medesima o il suo consumo con sostanze di altra natura, ad esempio oppiacea.

Concomitanza nell’uso di più sostanze o il fatto che un consumatore di eroina abbia consumato marijuana prima di passare alla tossicodipendenza da oppiacei, non costituiscono prova di una connessione farmacologica di causa-effetto fra i due fenomeni.

Ad oggi l’unica accertata causa di “passaggio” dalla cannabis ad altre sostanze è la promiscuità dei mercati e la conseguente collocazione di tutte le sostanze psicotrope nell’insieme concettuale “droghe”, con tutte le conseguenze e le relative dinamiche sociali derivanti. In genere oggi si attribuisce alla marijuana un’immagine di “fonte” della “sottocultura della droga”, la quale conduce ad altre droghe attraverso tale cultura, ed in questo senso costituirebbe una “droga di passaggio” verso altre sostanze o circuiti criminali.

Il concetto di Teoria del passaggio è strettamente correlato al suo inventore Anslinger, il padre del proibizionismo moderno sulla cannabis. Tale proibizionismo, istituito per soppiantare quello appena abrogato sugli alcolici, fu ottenuto tramite una campagna propagandistica molto aggressiva e mistificatoria, sfociata nel Marijuana Tax Act del 1937.

Degni di nota sono anche i così detti “Gore File”, una serie di citazioni da rapporti di polizia, la maggior parte non convalidati da prove, utilizzati per collegare crimini particolarmente cruenti con la Marijuana ed avallare la propria tesi proibizionistica: “Un’intera famiglia è stata assassinata da un giovane drogato in Florida. Quando gli agenti giunsero all’abitazione, trovarono il giovane che barcollava in un mattatoio umano. Aveva ucciso con un’ascia suo padre, la madre, due fratelli e la sorella. Sembrava essere stordito. Non ricordava di aver commesso i plurimi omicidi. Gli agenti lo conoscevano normalmente come un giovane sano e abbastanza tranquillo; ora era pietosamente impazzito. Cercarono il motivo. Il ragazzo disse che era dipendente dal fumare qualcosa che i suoi giovani amici chiamavano “muggles”, nome giovanile per la marijuana.”

Nel 1951 iniziarono a manifestarsi i primi segnali più importanti di non conformismo e dissenso rispetto alla tesi ufficiale per la quale la cannabis era stata messa al bando, ovverosia che fosse una sostanza letale, in grado di generare follia, attacchi psicotici e alimentare i più efferati crimini e omicidi.

Fu nel 1951 quindi che si parlò per la prima volta della potenzialità della cannabis di essere un ponte per l’eroina nel corso dell’audizione alla Commissione Ways and Means, il relatore del nuovo progetto di legge sulle droghe, il deputato Hale Boggs della Louisiana, domandò ad Anslinger quali fossero gli effetti dannosi della Marijuana. La risposta fu: “Il pericolo è questo: più del 50% dei tossicomani da eroina ha cominciato fumando marijuana. Cominciano così e poi passano all’eroina. Prendono la siringa quando l’eccitazione indotta dalla marijuana non gli basta più”.

Per capire come il concetto di “Teoria del passaggio” quindi sia stato partorito dalla mente di Anslinger e non evinto o avallato da ricerche scientifiche, è fondamentale sottolineare come nel 1937, presso il Congresso USA nella Camera dei Deputati, nel corso della Commissione che avrebbe deciso in quella seduta di promulgare il Marijuana Tax Act, lo stesso Anslinger avesse dichiarato esattamente l’opposto, ovverosia che la grave pericolosità della Marijuana era intrinseca nella sostanza stessa e non in relazione ad altre sostanze.

Va tenuto conto del fatto che, negli anni ‘50, iniziarono ad essere messi in atto numerosi studi che sfatavano quanto in quindici anni detto riguardo alla marijuana e al suo potenziale distruttivo per l’uomo, oltre a contraddire le prime voci che dalla Cannabis si passasse all’eroina: due ricerche condotte a New York, inoltre, concludevano che “l’uso di marijuana non è un elemento causale per l’origine dell’uso di eroina”.

Che nella Marijuana non ci fosse nulla che portasse all’uso di droghe più pesanti era un risultato comune sul quale tutti i rapporti del periodo concordavano. Addirittura già nel 1944 il sindaco di New York, Fiorello LaGuardia commissionò un famoso rapporto, il “LaGuardia Marijuana Committee”, che evidenziò come la Marijuana non fosse causa di alcuna violenza ma potesse addirittura essere un salubre farmaco contro le dipendenze da Alcool o Eroina. Harry Anslinger usando il potere di Ufficiale del Governo degli Stati Uniti fece fermare ogni ricerca in corso sui derivati della Cannabis e incaricò la American Medical Association di prepararne una che rispecchiasse le posizioni governative.

Lo studio condotto dalla A.M.A. su richiesta personale di Anslinger doveva smentire quanto dichiarato precedentemente nel Rapporto LaGuardia: vi si trovano asserzioni come “del gruppo sperimentale, 34 erano negri e uno era bianco; quelli che fumavano marijuana divenivano irrispettosi dei soldati bianchi e degli ufficiali durante la segregazione militare”.

Si sarebbe dovuto attendere il 1972 affinché la stessa fonte istituzionale che aveva fabbricato e diffuso tutta la serie di voci scientificamente infondate sulla Cannabis ammettesse che “se si esamina accuratamente la documentazione, non si trova conferma dell’esistenza di una relazione causale tra l’uso di marijuana e l’eventuale uso di eroina”. Veniva quindi palesemente dichiarato che il bando sulla Cannabis era stato attuato e sussisteva “senza che nessuna ricerca seria e completa fosse stata eseguita sugli effetti della marijuana: la sostanza veniva accusata di essere stupefacente, di causare dipendenza fisica, di provocare crimini violenti e pazzia “.

Nonostante questo, la diffusa confusione e scarsa conoscenza scientifica a livello di opinione pubblica in tema di “droghe” fece si che questa voce rimanesse in vita, riciclata ampiamente dai proibizionisti negli anni ottanta e spesso, più o meno in buona fede, passata per verità scientifica accertata.

In Italia sono ancora molti i politici i quali affermano che non esistano differenze tra “droghe leggere” e “droghe pesanti” e che le prime costituiscano un ponte per le seconde, o a livello farmacologico o a livello psico-sociale di bisogno di evasione dalla “realtà” nella “cultura della droga”.

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