Da sempre legato alla scena underground, parte di una generazione cresciuta tra precariato e web, tra G8 e serie tv, Michele Recht, in arte Zerocalcare, è uno dei protagonisti italiani più rilevanti degli ultimi anni. Per questo è probabile che di lui avrete letto in lungo in largo, oltre ai suoi fumetti e alle sue strisce sul suo blog. Magari siete tra quelli che custodiscono pure uno dei suoi disegnetti, quelli che regala agli ammiratori in sostituzione dell’autografo. A Roma, l’ultima volta, si è perso il conto delle persone in attesa per averne uno dedicato, come dei biglietti staccati al Maxxi per la sua prima mostra personale “Scavare fossati – nutrire coccodrilli” in corso fino al 10 marzo. Ma Roma, si sa, è la sua città, per lui è come giocare in casa. Vero, anche se una casualità ha voluto che i suoi natali fossero altrove, in Toscana.

Nasce infatti in provincia di Arezzo il 12 dicembre del 1983. Il padre, di Roma Est, di Rebibbia precisamente – quartiere dove Michele vive tuttora e in cui ha disegnato un enorme mammuth sul muro della stazione della metropolitana – lavora in un’impresa di costruzioni e per un breve periodo, quello in cui diventa genitore, è impegnato proprio da quelle parti. È per via della madre francese che alle superiori si iscrive al liceo capitolino in lingua, skill che utilizzerà per dare ripetizioni e tradurre documentari di caccia e pesca, «tipo storie di pescatori bretoni che ripetono continuamente che bella carpa, che bella carpa, ma a bassa voce, perché non vogliono che scappi» dirà in seguito in un’intervista.

Di tutti gli eventi che appartengono alla sua cronologia e che raccontano di un impegno sociale e politico che non è mai venuto meno, ne scegliamo uno che si presta da link per un flashforward nel presente: nel 1998 quando deve ancora compiere 15 anni, si tolgono la vita nel carcere di Torino Edoardo Massari e  Maria Soledad Rosas, due squatter anarchici accusati di sabotaggi della TAV in Val Di Susa. Durante il concerto dei Chumbawamba al Foro Italico di Roma alcuni ragazzi sono invitati a salire sul palco, srotolano uno striscione e spiegano la montatura giudiziaria che ha portato ai suicidi. Il giovane Michele ne resta estremamente colpito. Un paio di mesi fa Zerocalcare ha firmato il manifesto per la manifestazione No Tav a Torino e in Rete si è alzato un vespaio di polemiche a cui ha fatto seguito un lungo post sul suo account Facebook: «Mi dispiace se questa cosa ha fatto rimanere male tante persone, ma evidentemente vi è arrivata finora solo una parte della mia produzione degli ultimi 20 anni. […] Io non è che mi sono svegliato ieri. Ho fatto decine di locandine e manifesti NoTav negli ultimi 15 anni, ho disegnato la locandina per la sentenza finale del maxiprocesso, le grafiche per il festival annuale dell’Alta Felicità, partecipato a tantissime iniziative e presentazioni organizzate in valle. Ho amici e fratelli processati che rischiano di essere sepolti in carcere e altri condannati a pagare milioni di euro per presunti danni d’immagine al nostro paese causati dalle contestazioni». E conclude «senza voler evangelizzare né convincere nessuno», un’espressione che gli capita di ripetere spesso: «Io faccio le cose che reputo giuste a prescindere se c’hanno o meno i like e il consenso».

Nel 2012 la tua striscia su Trenitalia fu un tripudio di consensi sul web. Da lì partì un tam tam sui social network e arrivarono sul tuo blog migliaia di contatti, così tanti da farlo crollare per le troppe visite.
Prima avevo pubblicato per molto tempo su fanzine autoprodotte, ma anche su testate più diffuse. Eppure non ho mai avuto nemmeno un decimo del successo che ho avuto sul web. La cosa buffa è che all’inizio ero molto scettico. Sono stato trascinato da Makkox (altro autore di fumetti emerso su Internet, ora in tv accanto a Zoro a “Propaganda Live”, ndr) che ha registrato l’indirizzo, ha aperto il sito, ha caricato le prime storie.

Ogni tuo post raccoglie decine di migliaia di visite e condivisioni, deve essere impegnativo seguire la cosa. Che idea ti sei fatto?
Prima di postare un commento dovremmo chiederci se stiamo dando delle informazioni, un punto di vista originale o almeno degli spunti di riflessione. Se stiamo ripetendo cose già dette, stiamo solo alzando il volume e non andiamo avanti di un passo.

Tu “social” lo sei diventato con MySpace, quando nel 2007 hai caricato i poster e le locandine che avevi disegnato fino ad allora per la scena musicale: un sacco di lavoro! Segui sempre la musica?
Ho iniziato a disegnare per dare un contributo alla scena punk, visto che non sapevo suonare… Spesso le mie storie, quelle dei libri perlopiù, in cui ho il tempo di dipingere delle atmosfere, nascono da spunti di una canzone, un pezzo di una strofa, un mood particolare di un disco. Non solo, l’ultima fase del mio lavoro, quella digitale, scansione, colore, ecc l’accompagno rigorosamente con una playlist.

Nelle precedenti invece che succede?
La prima fase, quella di scrittura, la vivo in assoluto silenzio. La seguente, quella di matite/inchiostrazione, avviene mentre scorrono decine di puntate di serie tv.

Continui ad essere molto legato alla scena underground, alla periferia e ai centri sociali. Un mondo piuttosto antitetico all’attenzione mediatica di cui hai goduto in questi anni, no?
Il mio unico vero cruccio, in tutto questo tempo, è stato riuscire a tenere in equilibrio questi due aspetti della mia vita. Nessuna classifica di vendite, nessuna recensione su un quotidiano nazionale varrà mai per me quanto una parola d’apprezzamento pronunciata da un pezzo qualsiasi di quell’umanità sudata e tatuata.

È lì che ti sei formato come uomo e artista?
Dai sedici anni in poi, i centri sociali sono stati praticamente tutto il mio mondo, sia per le persone che ho incontrato e che mi hanno letteralmente cresciuto, sia perché erano la casa della musica che ho sempre ascoltato, ovvero il punk, l’hardcore e l’oi! Dal punto di vista artistico sono stati la mia palestra: ho iniziato disegnando la mia esperienza al G8 di Genova e ho continuato facendo manifesti per iniziative, campagne, concerti, copertine di dischi, adesivi.

Cosa ricordi del G8?

Furono giornate molto intense, ci hanno reso quello che siamo oggi. È stata un’esperienza molto formativa, il potere ha mostrato tutta la brutalità di cui può essere capace.

All’interno della mostra, c’è uno spazio dedicato ad ACAD, un’associazione che si occupa della difesa delle persone che hanno subito abusi dalle forze dell’ordine. Oltre al sito www.acaditalia.it, esiste un numero verde a cui rispondono 24 ore su 24. Zerocalcare il numero l’ha scritto di suo pugno, sul muro, affinché non venga dimenticato. Nel frattempo prosegue con le storie sul blog, le vignette sui social, i disegni a sostegno delle più svariate iniziative e gli incontri pubblici dove tante volte nel corso degli anni abbiamo avuto modo di scambiare chiacchiere e impressioni, incluse quelle che avete appena letto. Di nuovo c’è la volontà di cimentarsi con un lungometraggio animato. Ma di questo e altro potete saperne di più continuando a leggere le sue tavole su zerocalcare.it.

Zerocalcare Curiosity
«Lo straight edge è quella branca bacchettona del punk che non assume sostanze che creano dipendenza o alterano la coscienza e non pratica sesso occasionale. Io a 17 anni mi guardavo intorno e vedevo una scena straight edge romana fichissima, tantissimi gruppi, concerti ogni settimana: questa cosa esercitava un fascino mostruoso su di me, anche perché per l’ambiente che frequentavo non sfasciarsi era l’eccezione, la trasgressione. Poi è arrivata quella mostruosa campagna proibizionista che recitava ‘Il Vero Sballo è Dire NO’, e per poco non cambiavo idea. Comunque non voglio evangelizzare nessuno, eh, è una scelta per la mia vita e basta».


Bibliografia
La profezia dell’armadillo, 2011
 – Un polpo alla gola, 2012 – 
Ogni maledetto lunedì su due, 2013 – 
Dodici, 2013
 – Dimentica il mio nome, 2014
 – L’elenco telefonico degli accolli, 2015 – 
Kobane Calling, 2016
 – Macerie prime, 2017
 – Macerie prime – sei mesi dopo, 2018

 

di Livia Mordenti
Giornalista, vive tra Roma e Milano. Spesso in treno, dove tasta il posto del paese reale





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