LSD

Le sostanze allucinogene hanno una potenzialità nella prevenzione dei suicidi nelle persone a rischio, ad affermarlo è una ricerca dell’Università dell’Alabama, la quale si basa su delle interviste scientifiche sottoposte a 190mila persone tra il 2008 e il 2012.

Secondo i ricercatori dell’Università statunitense dalla ricerca emerge come tra coloro che hanno dichiarato di fare uso di sostanze psicadeliche, come Lsd, peyote o funghi allucinogeni, emerga tendenzialmente un minor livello di disagio psicologico, nonché meno pensieri e tentativi di suicidio nel corso dell’anno passato.

I RISULTATI DELLA RICERCA. Sul totale delle persone intervistate il 4,8% ha dichiarato di avere avuto momenti di disagio psichico nell’ultimo anno, il 3,8% ha avuto pensieri suicidi, l’1,1% è arrivata a pianificare il suicidio, mentre lo 0,5% aveva realmente messo in pratica un tentativo di suicidio. Tra i consumatori di Lsd i dati riscontrati sono stati minori in tutte le categiorie: meno del 4% aveva avuto disagio psichico, il 2,9% aveva avuto pensieri suicidi, lo 0,4% lo aveva pianificato, e solo lo 0,1 aveva messo in pratica un tentativo di suicidio. Dati che segnano una differenza tra l’uso di Lsd e quello delle altre droghe considerate pesanti, le quali secondo la ricerca concorrono invece ad aumentare i livelli di disagio tra gli utilizzatori.

I RICERCATORI CHIEDONO DI RIVEDERE LE LEGGI SULL’LSD.
Secondo i ricercatori sarebbe auspicabile una ripresa degli studi sui possibili benefici terapeutici delle sostanze allucinogene, studi che vennero del tutto interrotti a fine anni ’60, quando “il sensazionalismo costruito contro il fenomeno degli allucinogeni portò a severe leggi che segnarono anche la fine della ricerca scientifica su queste sostanze”. “Le sostanze allucinogene – è la conlusione del rapporto – potrebbero rappresentare una grande risorsa nella prevenzione del suicidio, ma sono necessarie nuove e più approfondite ricerche, possibili solo se il governo federale le rimuoverà dall’elenco delle droghe contenute nella tabella I”, cioè dall’elenco che contraddistingue quelle sostanze psicoattive che secondo il governo non hanno alcun possibile scopo terapeutico.





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