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La Finlandia è al primo posto come miglior sistema scolastico mondiale secondo il “Programme for international students assessment” sponsorizzato dalla OCSE.

I bambini già dal nido vengono spronati a sviluppare ed allenare l’auto-riflessione, l’empatia, la responsabilità e la collaborazione che li aiuteranno nel loro percorso di studi.

La scuola primaria inizia a 7 anni (e fino ai 13 anni con maestro unico) e termina a 16 anni; è poi possibile proseguire gli studi con la secondaria organizzata in triennale e successivamente con l’università. Si può essere bocciati una sola volta per anno scolastico e questo responsabilizza molto gli studenti. Le classi sono composte al massimo da 18 studenti, mentre per la scuola secondaria il numero sale fino a un massimo di 20/25 individui.

E gli insegnanti? Essere insegnante in Finlandia è uno status sociale, e bisogna meritarselo. Non tutti quelli che intraprendono gli studi vengono poi selezionati per lavorare come educatori dei cittadini del domani. Intanto devono essere assunti direttamente dalla scuola, la quale attraverso un comitato formato da insegnanti e genitori valuta curriculum e dirige i colloqui dei candidati. Svolgono poi un praticantato, nei primi tre anni di insegnamento sono affiancati da un tutor e devono tenersi costantemente aggiornati e preparati nei vari campi di interesse.

All’interno delle scuole gli spazi adibiti ai professori sono suddivisi in dipartimenti all’interno dei quali ogni docente ha la sua scrivania, un computer e il suo materiale di lavoro in modo che possa svolgere le sue mansioni all’interno della struttura scolastica. Hanno inoltre una zona relax e una volta a settimana programmano una riunione di dipartimento per confrontarsi sui vari programmi.

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Si va a scuola 186 giorni all’anno, dal Lunedì al Giovedì per 8 ore al giorno, il venerdì si finisce alle 13. La durata delle lezioni è di 45 minuti e tra una e l’altra ci sono 15 minuti di intervallo in cui gli studenti possono rilassarsi. Negli istituti sono presenti laboratori attrezzati per l’insegnamento di sartoria, cucina, musica, arte e lavorazione del legno e metallo, mentre ogni classe ha in dotazione da 5 a 10 computer, proiettore e lavagna luminosa.

L’approccio all’insegnamento è basato sull’auto-apprendimento attraverso la pratica, questo permette di immagazzinare e fare proprie anche le nozioni più astratte come la matematica e dona un valore aggiunto rispetto alla sola memorizzazione meccanica. Il ruolo dell’insegnante è dunque di accompagnare e supportare l’alunno, creando di settimana in settimana attività interessanti e stimolanti che possano aiutare una metodologia di studio il più possibile autonoma e redditizia.

Tutto straordinario e quasi utopico paragonato alla realtà di casa nostra.
Ma qualcosa si potrebbe applicare anche in Italia. Per esempio l’autonomia delle scuole nella gestione del corpo docente potrebbe potenziare notevolmente la meritocrazia, responsabilizzando gli istituti stessi del rendimento dei propri insegnanti, agevolando il licenziamento degli educatori non idonei e abolendo il gioco macchiavellico delle graduatorie.





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